• Ippocrate (400 a.C.) individua nella pazzia una forma di malattia del cervello
  • S.Basilio (450 d.C.) da la prima definizione della schizofrenia “Come il folle non vede le cose reali, ma i fantasmi del suo cervello malato…”
  • 1900 ca. Si dimostra definitivamente che la pellagra (20% dei ricoverati in Ospedale psichiatrico) è una avitaminosi.
  • 1911. Durante una epidemia di febbre gialla nell’isola di Hispaniola (Haiti) si riscontrano straordinarie guarigioni nei ricoverati nel locale manicomio. Si introduce quindi la malario-terapia.
  • 1930. Manfred Sackel, un medico ebreo-ucraino scopre che il coma insulinico ha effetti migliorativi sorprendenti sulla schizofrenia. E' il primo metodo di cura efficace. Sackel avrà 5 nomination per il Nobel
  • 1938. Cerletti scopre l’elettroshock. 40% di risultati positivi nei trattamenti di depressione maggiore e di schizofrenie catatoniche.
  • 1945. Scoperta della penicillina. I manicomi si svuotano dei degenti con psicosi organiche da sifilide.
  • 1951. Un nuovo farmaco teoricamente antitubercolotico si dimostra di nessuna efficacia. In compenso ha effetti calmanti e antidepressivi sui pazienti terminali di tubercolosi. Nascono gli psicofarmaci.
  • Per effetto degli psicofarmaci, dal 1955 al 1970 si assiste in tutto il mondo alla drastica diminuzione dei pazienti ricoverati negli Ospedali psichiatrici. In Lombardia dal 1970 al 1978 i pazienti si riducono da 14.000 a 7.000.

Oggi vi è un numero notevole di molecole, ad effetti più o meno marcati, che hanno permesso di ridurre moltissimo (dall’80% al 20%) l’elevata mortalità delle depressioni maggiori. Esistono farmaci calmanti ed antidepressivi di molti tipi.

Limitato è purtroppo ancora il numero dei neurolettici, dei farmaci cioè che hanno effetto sui deliri e sulle allucinazioni schizofreniche.   Limitata  è la possibilità di azione sulle caratteristiche “negative” della schizofrenia: apatia, aridità affettiva, autismo. Inoltre sono sempre importanti gli effetti secondari e spiacevoli dei neurolettici.