Oggi ha 39 anni. Si è ammalato più o meno 16 anni fa. Gli è stata diagnosticato un disturbo bipolare, cioè una depressione che si alterna a fasi di euforia maniacale.  Ha frequentato il Centro Psicosociale della zona dell’hinterland milanese, dove abita. E’ stato ricoverato più volte in trattamento Sanitario Obbligatorio in Ospedale. E’ stato per circa una mese nel CRT, la Comunità della zona, ma non ha voluto rimanervi.  Vive con i genitori, pensionati. Le due sorelle sono per loro fortuna, uscite da tempo di casa. La vita in famiglia è sempre stata difficile:  a periodi di relativa calma si seguivano periodi di tensioni , di liti, di maltrattamenti nei riguardi dei familiari. Da qualche anno la sintomatologia si è aggravata: non sembra più semplicemente depresso. Le sue manifestazioni si sono caricate di maggior violenza, di una più decisa volontà di colpire, di maltrattare. Qualche anno fa ha tentato di incendiare la casa.   Ha subito una prima denuncia ed un processo.

Alla fine di gennaio si fa ricoverare all’Ospedale : si sente tormentato ed angosciato. Dopo qualche giorno lo dimettono: secondo i medici si è rimesso e sta bene. I genitori però vanno al CPS a denunciare che il figlio è minaccioso e delirante. Vengono allontanati come persone che fanno inutilmente perdere tempo. Una vicina però fa un esposto ai carabinieri, a cui il malato è ormai anche troppo noto. Il 10 febbraio, mentre è solo in casa con la madre, le butta sulla faccia una pentola di olio bollente la accoltella ripetutamente e cerca di strangolarla. Convinta di averla uccisa si pulisce, si riveste ed esce. Incontra il padre e gli grida che la mamma è stata aggredita, non si sa da chi.    Arrestato confessa dopo un giorno di negazioni e di pianti. Dice anche che da almeno un anno meditava di uccidere il padre e la madre che non gli davano la casa.

E’ quindi in delirio di persecuzione da parecchio tempo. Possibile che fosse ancora considerato e trattato come un depresso?

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