VITTIME DELLA 180
Le testimonianze che mostrano come la 180 sia inefficienza, crudeltà, sfruttamento, superstizione

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  • #1350
    Valerio Tambone
    Partecipante

    Gentilissimi,
    vi scrivo in preda all’ansia.  Soffro di depressione da anni, credo da sempre. Da 11 anni diversi medici hanno provato a curarmi, senza risultati, se non la sedazione che mi ha reso una persona infelice ancora di più. Diverse cure, almeno 5 psichiatri cambiati. Faccio psicoterapia cogn.comportamentale. In un anno ho tolto l’ultima cura tentata. Ovviamente non ce la faccio. Sono crollato poiché vicende personali e la situazione oggettivamente precaria della mancanza di lavoro hanno inciso ancora di più. Sono in pieno cane che si morde la coda, ci siamo capiti.  Non posso riassumere qui in breve un iter lunghissimo. Vi chiedo: sto cercando un medico che possa aiutarmi, vi prego di segnalarmi chi di vostra fiducia.  Grazie a un forum ho scoperto di essere stato curato con i farmaci più vecchi in circolazione tra cui Daparox, che in un anno ho tolto. Ma credo di essere in sindrome da astinenza. Il mio obiettivo è togliere tutto e purificarmi. Quindi forse ho necessità di un farmaco che faccia da traino per accompagnarmi fuori dai farmaci.  Non credo più nella farmacologia come soluzione alle cause.  Ma vi prego aiutatemi, qui a Taranto sono solo. Vorrei stare tranquillo e sotto osservazione. Ma non trovo nulla. Ad ogni modo ora la situazione degli attacchi di ansia e terrore del vuoto improvviso sono urgenti, ne va della mia incolumità. Mi sono fatto del male e ne ho fatto.  Sono solo con mia madre in casa: è cardiopatia e a causa di una mia crisi di una settimana fa, è finita in ospedale per quanto si è spaventata. Vi prego aiutatemi, non so come orientarmi tra i mille psichiatri e centri che sono on line.  Ogni “tentativo” è sulla mia pelle. Ogni ora che passa è un inferno. Da due giorni ho iniziato una cura naturale messa a punto da un dottore erborista ( Iperico, Griffonia, Magnesio, Teanina..) Ho cercato un SOS per chi soffre di depressione ma meglio non citare cosa ho dovuto ascoltare. Non posso più prendere sostanze che mi obnubilano la mente, facendomi dormire 12-14 ore.  Ora prendo solo Xanax rilascio prolungato. Ma durante il giorno sono e vivo nell’inferno. È astinenza dal Daparox? Mi sento distaccato dalla realtà, come se avessi superato la soglia tra la normalità. L ultimo psichiatra consultato ha ipotizzato Disturbo bipolare di tipo 2. In un’ora, lui ipotizza. Se ho smosso in voi un briciolo di compassione posso anche lasciarvi il numero telefonico per un contatto diretto. Ho paura.  Valerio

    #1351

    Salve ! Francamente data la situazione io richiederei un ricovero in SPDC a Taranto o nel paese dove risiede… od in una casa di cura … sicuramente in Puglia ce ne sono. O puo’ andare a Bari, nella peggiore, c’e’ la Clinica Universitaria.
    Non e’ il massimo un ricovero ma a questo punto penso sia necessaria una terapia un po’ drastica compatibilmente con le vicende personali e le note caratteriali che sembrano emergere dallo scritto.

    #1352
    Valerio Tambone
    Partecipante

    Vorrei aggiornarla, poiché sono stato da un grosso psichiatra venerdì, grosso e opinabile pure il prezzo, 300 euro per un’ora, ha fatto una ipotesi di disturbo bipolare di tipo 2.
    Questa cosa già mi fu detta da un altro 10 anni fa. Poi altri mi hanno detto depressione maggiore grave, diagnosi retta per anni.
    Farò un altro consulto da un altro, non credo che si possa diagnosticare disturbo bipolare in un’ora. Ovviamente propone Litio.
    Nella descrizione del D. Bipolare io mi ritrovo, ma una cosa è certa: qualsiasi cosa io abbia, le condizioni oggettive della mia vita sono dei fattori di rischio che mi aumentano la pesantezza del mio stato d’animo: non ho lavoro, ho rinunciato a lavori precari e di sfruttamento per non sentirmi inappagato, vivo con mia madre… Io da sempre mi sento un umore malinconico dentro, con brevissimi periodi di gioia, guarda caso coincidenti con periodi lavorativi intensi. Inoltre ho una rabbia che spesso viene fuori quando mi sento giù. In un attimo posso aggredire verbalmente e rompere cose. C’è una frustrazione in me. Chi senza lavoro non lo sarebbe?
    Poi, di certo c’è in me una fortissima autosvalutazione di fondo, e in psicoterapia i motivi sono abbastanza venuti fuori. Il valore che gli altri mi danno supera quello che io do a me stesso. Pur scoprendo questo, e divenendo consapevole di come funziono, l’inconscio mi precede spesso.
    Per fare ordine: una predisposizione naturale, una fragilità creatasi nell’infanzia e adolescenza ( bullismo…) + vita precaria e vicinanza a cose innaturali per la mia età ( vivere con mia madre) fanno la persona che sono ora.
    Mi sento nel pieno del circolo vizioso: è la mia vita che mi ha causato il disturbo che mi ha rovinato la vita che mi peggiora il disturbo che mi peggiora la vita…e così via. È come chiedermi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Prima la depressione o la mia vita precaria? Forse entrambe. In quest’ottica come faccio ad uscire dal circolo vizioso?
    A: riparando la mia vita, e ci vorrà del tempo.
    B: ritorno agli psicofarmaci, perché così mi sembra di impazzire. Mi sembra una scelta obbligata.

    Ancora non ho lavoro, nel frattempo il mio umore va reso più calmo, non posso fare del male a me e a chi mi è intorno. Mia madre è devastata. L’ho mandata in ospedale per un picco pressorio e lei è ischemica. Ho vissuto un senso di colpa immenso, poiché invece di godermi mia madre che è dolce e viva, soprattutto , la sto distruggendo.
    Ho una compagna che mi sta aiutando, ma prima o poi cederà anche lei.

    La cosa che mi fa male è che c’ho messo due anni per togliere schifezze che non mi hanno curato, ma intontito. Se sedi un elefante per forza sembrerà che è tutto ok. È un elefante rincoglionito, dorme 12 ore. Volevo purificare il mio corpo, perdere il bel regalo di 20 kili causato dagli psicofarmaci.

    Data la mia fragilità, se per di più la mia vita è precaria a livelli gravi, io non posso togliere farmaci.

    Mi sono detto anche: resisto, voglio purificarmi.
    Poi però vedo mia madre che per amore mi accudisce, il lavoro che manca, l’isolamento… E arriva l’ansia da tagliarmi il fiato, la rabbia contro di lei e l’abbattimento profondo. E pur volendo resistere ( perché non è detto che un precario diventi depresso), i “fattori di rischio”, cioè le circostanze ambientali, di vita, e la mia predisposizione fanno un effetto bomba.
    La prego, alla luce di questo, cosa ne pensa?

    #1353
    Valerio Tambone
    Partecipante

    Vorrei aggiornarla, poiché sono stato da un grosso psichiatra venerdì, grosso e opinabile pure il prezzo, 300 euro per un’ora, ha fatto una ipotesi di disturbo bipolare di tipo 2.
    Questa cosa già mi fu detta da un altro 10 anni fa. Poi altri mi hanno detto depressione maggiore grave, diagnosi retta per anni.
    Farò un altro consulto da un altro, non credo che si possa diagnosticare disturbo bipolare in un’ora. Ovviamente propone Litio.
    Nella descrizione del D. Bipolare io mi ritrovo, ma una cosa è certa: qualsiasi cosa io abbia, le condizioni oggettive della mia vita sono dei fattori di rischio che mi aumentano la pesantezza del mio stato d’animo: non ho lavoro, ho rinunciato a lavori precari e di sfruttamento per non sentirmi inappagato, vivo con mia madre… Io da sempre mi sento un umore malinconico dentro, con brevissimi periodi di gioia, guarda caso coincidenti con periodi lavorativi intensi. Inoltre ho una rabbia che spesso viene fuori quando mi sento giù. In un attimo posso aggredire verbalmente e rompere cose. C’è una frustrazione in me. Chi senza lavoro non lo sarebbe?
    Poi, di certo c’è in me una fortissima autosvalutazione di fondo, e in psicoterapia i motivi sono abbastanza venuti fuori. Il valore che gli altri mi danno supera quello che io do a me stesso. Pur scoprendo questo, e divenendo consapevole di come funziono, l’inconscio mi precede spesso.
    Per fare ordine: una predisposizione naturale, una fragilità creatasi nell’infanzia e adolescenza ( bullismo…) + vita precaria e vicinanza a cose innaturali per la mia età ( vivere con mia madre) fanno la persona che sono ora.
    Mi sento nel pieno del circolo vizioso: è la mia vita che mi ha causato il disturbo che mi ha rovinato la vita che mi peggiora il disturbo che mi peggiora la vita…e così via. È come chiedermi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Prima la depressione o la mia vita precaria? Forse entrambe. In quest’ottica come faccio ad uscire dal circolo vizioso?
    A: riparando la mia vita, e ci vorrà del tempo.
    B: ritorno agli psicofarmaci, perché così mi sembra di impazzire. Mi sembra una scelta obbligata.

    Ancora non ho lavoro, nel frattempo il mio umore va reso più calmo, non posso fare del male a me e a chi mi è intorno. Mia madre è devastata. L’ho mandata in ospedale per un picco pressorio e lei è ischemica. Ho vissuto un senso di colpa immenso, poiché invece di godermi mia madre che è dolce e viva, soprattutto , la sto distruggendo.
    Ho una compagna che mi sta aiutando, ma prima o poi cederà anche lei.

    La cosa che mi fa male è che c’ho messo due anni per togliere schifezze che non mi hanno curato, ma intontito. Se sedi un elefante per forza sembrerà che è tutto ok. È un elefante rincoglionito, dorme 12 ore. Volevo purificare il mio corpo, perdere il bel regalo di 20 kili causato dagli psicofarmaci.

    Data la mia fragilità, se per di più la mia vita è precaria a livelli gravi, io non posso togliere farmaci.

    Mi sono detto anche: resisto, voglio purificarmi.
    Poi però vedo mia madre che per amore mi accudisce, il lavoro che manca, l’isolamento… E arriva l’ansia da tagliarmi il fiato, la rabbia contro di lei e l’abbattimento profondo. E pur volendo resistere ( perché non è detto che un precario diventi depresso), i “fattori di rischio”, cioè le circostanze ambientali, di vita, e la mia predisposizione fanno un effetto bomba.
    La prego, alla luce di questo, cosa ne pensa?

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