VITTIME DELLA 180
Le testimonianze che mostrano come la 180 sia inefficienza, crudeltà, sfruttamento, superstizione

Aiuto

Home Forum L’avvocato Risponde Aiuto

Stai visualizzando 2 post - dal 1 a -3 (di -3 totali)
  • Autore
    Post
  • #1375
    Eleonora Alban
    Partecipante

    Gentilissimo Avvocato,
    Scrivo per esporre una situazione ormai ai limiti della sopportabilità.
    Sono nipote di uno zio schizofrenico di 53 anni. Mio zio vive con mio nonno ottantenne, sempre meno in grado di prendersi cura di lui.
    Da qualche anno a questa parte la sua unica sorella, mia madre appunto, si occupa della gestione di entrambi, compreso nascondere nel cibo le medicine che mio zio non ha mai voluto assumere, e rimettendoci sempre di più in salute fisica e psicologica. Non mi dilungo nel descrivere le vessazioni a cui siamo sottoposti ormai quotidianamente: minacce, aggressioni verbali e talvolta fisiche, richieste sempre più improbabili da assecondare per evitare che diventi violento con noi (impedisce a mio nonno di invitarci a pranzo, di accendere la televisione, di avere in casa una badante o una persona che lo possa aiutare).
    Abituati a sottostare a tutto ciò, le nostre menti trattano questa situazione come se fosse la normalità, e ci sentiamo in colpa a mollare il colpo e lasciare che la sua vita vada a rotoli. D’altra parte siamo sempre più consapevoli che di normale in tutto questo non c’è proprio niente e cominciamo a sentire il peso di questi anni passati a sforzarci di costruire una vita normale nonostante la situazione.
    Aggiungo che non siamo seguiti dal CSM locale e non riceviamo nessun tipo di assistenza (pur essendoci rivolti l’estate scorsa per segnalare un aumento dell’aggressività e chiedere aiuto). Siamo stremati dalla situazione e confrontandoci in famiglia ci siamo resi conto che questo carico psicologico sta diventando troppo gravoso: fatichiamo a dormire, a trovare spensieratezza, viviamo sempre nella consapevolezza dell’esistenza di una bomba ad orologeria che prima o poi esploderà.
    La mia domanda è la seguente: che ne sarà quando nostro nonno non ci sarà più? Dovremo veramente scappare tutti in un’altra città per evitare che ci capiti sotto casa di notte? Che responsabilità ha mia madre in quanto sorella (non è tutrice)? La ringrazio di cuore per l’aiuto.

    #1376
    Silvia De Sanctis
    Moderatore

    cara “marip95”,
    mi spiace moltissimo della brutta situazione in cui vi trovate ed è impensabile gestirla da soli tra le mura domestiche senza aiuti esterni!
    Purtroppo la situazione in Italia non è buona, non ci sono le strutture adeguate, non è data sufficiente attenzione a questa malattia ma alcune strutture ci sono, i CPS ci sono, i medici di base ci sono, gli psichiatri ci sono e tutti sono pagati dai cittadini…quindi cerchiamo tutti i modi per far sì che si attivino e, ciascuno per competenza, siano di appoggio ed aiuto alle numerose famiglie in difficoltà.
    Il medico di base e lo psichiatra del CPS territorialmente competente hanno il dovere di assegnare, curare, seguire anche con visite a domicilio il paziente. Spiegate ed inoltrate tutta la documentazione al CPS più vicino a casa e, qualora, come mi sembra di capire, dovessero disinteressarsi al vostro caso, cominciate a mandare raccomandate ed esposti per costringerli a farlo.
    Lo psichiatra stesso potrebbe, poi, disporre il ricovero forzato (TSO) presso il reparto in ospedale qualora dovesse ritenere la situazione ingestibile tra le mura domestiche.
    Per l’eventuale accoglienza in strutture di ricovero, potreste esporre denuncia alla Procura della Repubblica spiegando e documentando tutta la situazione che verrà poi esaminata dal giudice che, se riterrà il malato pericoloso per sé e/o per gli altri, potrà disporre che venga mandato in una struttura (OPG).

    Per quanto riguarda, invece, i doveri di una sorella le disposizioni di riferimento sono gli artt. 433 e ss del codice civile, che regolano la tradizionale materia degli “alimenti”, il “resto” (quello, cioè, che va oltre il necessario per la vita) è avvertito essenzialmente come dovere morale e si tratta, quindi, di obbligazione naturale senza obbligo giuridico.
    Lo stesso art. 433 prevede la “graduatoria” delle persone tenute agli alimenti dei propri parenti, a seconda del grado di parentela e quindi di vicinanza familiare:
    • il coniuge;
    • in sua assenza, i figli
    • in loro assenza, i nipoti
    • in loro assenza, i genitori
    • in loro assenza, generi e nuore
    • in loro assenza, suocero e alla suocera
    • in loro assenza, fratelli e sorelle
    Quindi, una persona che non è sposata e non ha figli – e quindi neanche nipoti, generi, nuore, suoceri e suocere, deve rivolgersi direttamente ai fratelli o sorelle.
    Affinché fratelli e sorelle – o gli altri familiari stretti appena elencati – siano tenuti a versare gli alimenti, è necessario che il richiedente dimostri:
    • di trovarsi in un reale stato di bisogno fisico e/o economico. Tale situazione si verifica quando vi è una assoluta impossibilità a provvedere alle esigenze fondamentali della propria vita, per assenza di un patrimonio e per mancanza “involontaria” di un lavoro ;
    • di non essere in grado di provvedere, in tutto o in buona parte, al proprio sostentamento.
    La legge non fissa una misura per gli alimenti. Il codice dice solo che il diritto agli alimenti è limitato al necessario per la vita di chi lo richiede, considerando la sua posizione sociale. Dunque gli alimenti devono essere innanzitutto rapportati alle condizioni economiche di chi li versa; in secondo luogo devono tenere conto dei bisogni del richiedente. Di norma, però, si tratta di un piccolo contributo rivolto solo a pagare i beni di stretta necessità.

    Da ultimo, mi preme dire di non esitare a chiamare le forze dell’ordine in caso di pericolo, in caso di gravi minacce, anche e soprattutto verso il nonno anziano…

    un saluto

    silvia

Stai visualizzando 2 post - dal 1 a -3 (di -3 totali)
  • Devi essere connesso per rispondere a questo topic.