VITTIME DELLA 180
Le testimonianze che mostrano come la 180 sia inefficienza, crudeltà, sfruttamento, superstizione

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  • #817
    Stefano
    Partecipante

    Buongiorno,

    da ormai tantissimi anni io e mio fratello ci occupiamo per quel che possiamo di mio padre affetto da disturbo bipolare. dopo l’ennesimo ricovero in psichiatria siamo veramente stanchi: mio padre ha 63 anni.
    quello che chiedo è se mio fratello e io siamo legalmente vincolati a lui (a livello economico lui ha una casa di proprietà e percepisce una pensione) o possiamo “fregarcene”.
    Inoltre nei periodi più bui veniva ad urlare sotto casa nostra (per questo da oramai 10 anni non sa dove abitiamo) ma la paura che lo possa scoprire è sempre grande, anche sotto questo punto di vista cosa possiamo fare? grazie anticipatamente a chi vorrà rispondermi.

    #818
    Silvia De Sanctis
    Moderatore

    Gentile Stefano,
    per quanto riguarda la sua problematica evidenzio subito come il nostro ordinamento da un lato prevede un “obbligo degli alimenti” ex art. 433 c.c. e, dall’altro, sancisce l'”abbandono di persone incapaci” ex art 591 c.p.
    Mi spiego meglio:
    -l’art.433 c.c. stabilisce che i genitori in stato di bisogno ( ma non mi sembra il vostro caso)hanno diritto di ricevere un assegno alimentare da parte dei figli;
    – se un figlio rifiuta di assistere i propri genitori sia moralmente che economicamente potrà essere perseguito per reato di abbandono di persone incapaci ex art. 591 c.p.; detto articolo ha come specifico oggetto la fattispecie di abbandono (la condotta perseguita non si esaurisce nel venir meno degli obblighi assistenziali ma deve derivarne uno stato di pericolo per il soggetto abbandonato) di persona incapace di provvedere a se stessa per vecchiaia e malattia ( per applicare la norma è necessario accertare in concreto l’incapacità del soggetto passivo di provvedere a se stesso).
    Nel vostro caso, forse, la soluzione migliore potrebbe essere quella di occuparvi di vostro padre “indirettamente”, tramite cioè le strutture (cps, csm o altro) che lo assistono o che dovrebbero assisterlo (chiedendo e pretendendo – anche tramite esposti e denunce- una cura e assistenza adeguata, anche presso il domicilio del malato).
    Concludo consigliandovi, in caso di necessità contingente (che mi sembra essere il vostro timore espresso nelle ultime righe), di non farvi problemi a chiamare i carabinieri, posto che, al momento, non vi sono altre misure cautelative preventive.
    Un saluto.

    #819
    Stefano
    Partecipante

    Buongiorno Silvia,

    innanzi tutto la ringrazio per la sua gentilissima risposta.
    Ci siamo già rivolti per anni al CSM, l’unica cosa che hanno fatto è stata addossarci colpe, dicendo che la malattia di mio padre deriva principalemente dalla mancanza di affetto e dal’assenza dei figli. Purtroppo non sanno che mio padre è stato sposato ed in famiglia per 20 anni ma comunque era malato e sopratutto non si rendono conto dei danni psicologici, fisici e morali che ha provacato (direttamente e indirettamente) su noi figli che hanno spinto noi ad “allontanarlo” ed escluderlo quanto più possibile dalla nostra vita.
    Assistenza domicialiare non esiste, per fortuna è stato convinto con successo a frequentare (oramai da 10 anni) un centro diurno gestito da una cooperativa che lo tiene impegnato per tutta la mattinata e lo ha aiutato moltissimo.
    Inoltre aiuti e cure domiciliari ci hanno detto che non esistono per lui (in quanto c’è gente messa peggio di lui) così come inserirlo in un appartamento protetto è solo un sacrilegio suggerirlo. Inoltre i dottori ci hanno minacciato più volte che noi siamo responsabili e se loro chiamano o gli infermieri chiamano noi dobbiamo correre anche se siamo al lavoro.

    #820
    ldalbuono
    Amministratore del forum

    Caro Stefano,
    purtroppo. per esperienza diretta, so quanto può essere deleteria la malattia di un genitore. E che strascico di dolori, rancori, frustazioni. ansie lascia.
    L’esperienza che Voi avete fatto con le strutture è tipica: la loro tendenza è lavorare al minimo e colpevolizzare la famiglia. D’altra parte Silvia vi ha informato correttamente: dal punto di vista economico potreste essere chiamati in causa Voi. Ma da un punto di vista medico ed assistenziale è la struttura pubblica il Vostro braccio. E’ lei che deve su Vostro sollecito ed in Vostro conto dare la necessaria assistenza a Vs. padre. E su questo dovete tranquillamente, ma fermamente (esposti e denunce) chiedere che quanto vs. padre ha diritto gli venga dato. Mi sembra però -devo dire – che la situazione sia decente. Vs. padre ha quella attività quotidiana, che gli fa pasare un pò il tempo. I Vostri sono probabilmente sopratutto timori dovuti ad una esistenza passata di brutte esperienze. Comunque, in genere, con l’età le manifestazioni più spiacevoli della malattia si mitigano. Semai avete considerato la possibiltà di creare una amministratore di sostegno di Vs. fiducia, che si interponga tra Voi e le strutture?

    #821
    Stefano
    Partecipante

    Buongiorno Lucio,
    non abbiamo mai pensato ad un amministratore di sostegno in quanto solo in questi giorni siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di questa figura.
    Nonostante ciò abbiamo un’altra remora: richiedere l’amministratore di sostegno significherebbe in sostanza fare un atto pubblico presso il tribunale dove poi negli atti figurerebbero i nostri indirizzi di residenza.
    Da anni mio padre non sa dove viviamo esattamente io e mio fratello, questa misura estrema si è resa necessaria perché veniva ad urlarci sotto casa nei momenti più bui, oppure stava zitto e si piazzava tipo stalker provocando vergogna ed imbarazzo in noi oltre al non dormire la notte e sentirsi sempre osservati. Oppure ci telefonata continuamente (per mesi quando ancora tanti anni fa non esistevano i cellulari dovevamo vivere col telefono di casa perennemente staccato) insomma un inferno che ci trattiene da fare qualsivoglia atto che richieda dei moduli dove lui possa leggere e capire dove abitiamo.

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