Re: Sorella bipolare violenta e manipolatrice
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Gentile “Polvere 50”,
per prima cosa per il bene di sua sorella, di sua mamma e suo deve assolutamente uscire dal silenzio che ha avvolto tutta la vicenda ed “urlare” la gravità e la difficoltà della sua situazione altrimenti nessuno ascolterà o muoverà un dito!
Entrando nel merito della questione, sia il medico di base che lo psichiatra del CPS competente territorialmente (tutti i paesi, anche i più piccolini, fanno capo ad una Asl ed un CPS) hanno il dovere di assegnare, curare, seguire con visite anche a domicilio il paziente.
Spiegate ed inoltrate tutta la documentazione (visite, certificati, testi delle conversazioni…) al CPS più vicino a casa di sua sorella e, qualora dovessero disinteressarsi al vostro caso, cominciate a mandare raccomandate ed esposti per costringerli a farlo.
Lo psichiatra stesso potrebbe poi disporre il ricovero forzato (TSO) presso il reparto di psichiatria dell’ospedale pubblico predisponendo, così, un approccio anche farmacologico che aiuterebbe tutti a “respirare” un po’…
Chiaramente, quanto sopra, non è possibile restando “in anonimato”
e in silenzio.
Infine, per quanto riguarda eventuali pretese di sua sorella la legge stabilisce che, nel momento in cui una persona si trova in condizioni economiche precarie può chiedere – e pretendere – gli alimenti dai familiari più stretti che sono, nell’ordine: il coniuge, i figli, i nipoti, i genitori, i generi e le nuore, il suocero e suocera, i fratelli e sorelle.
Chi chiede gli alimenti deve dimostrare di trovarsi in reale stato di bisogno fisico e/o economico e di non essere in grado di provvedere, in tutto o massima parte, al proprio sostentamento.
Gli alimenti devono essere rapportati per prima cosa alle condizioni economiche di chi li versa e, in secondo luogo, devono tenere conto dei bisogni del richiedente.
Un augurio, per tutto…
Silvia
