VITTIME DELLA 180
Le testimonianze che mostrano come la 180 sia inefficienza, crudeltà, sfruttamento, superstizione

Domande dubbi su gestione fratello

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  • #1339
    Carla Palumbo
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    Buongiorno.
    Vorrei se possibile un parere sulla mia situazione, su come mi devo muovere, su come posso mettermi in salvo.
    Cerco di sintetizzare, ma credetemi che ci vorrebbero tomi e tomi per raccontare tutto.
    Si tratta di mio fratello, 55 anni, in cura da quando ho memoria.
    Fra pochissimi “alti” e molti “bassi”, fino a circa due anni fa abbiamo tamponato la situazione con il “paracadute” di una famiglia molto presente ed affettuosa che gli ha levato ogni genere di castagna dal fuoco, deresponsabilizzandolo in TUTTO (gravissimo errore, ora me ne rendo conto, ma è troppo tardi), una famiglia che lo ha supportato e gli ha permesso di fare le bizze come ha voluto.
    Adesso che i miei sono molto anziani e malati e che la questione, di fatto, è passata a me, sono molto preoccupata e sento le forze fisiche e mentali venirmi meno.
    Il ragazzino timido/ingenuo/vagamente problematico/ipersensibile/un po’ preso in giro (ma al contempo intelligentissimo, e questa è stata credo parte della sua rovina) che era, dopo decenni di peggioramento molto, molto graduale, si sta adesso precipitosamente trasformando (se non è già successo) in un disabile.
    Il fatto è che abbiamo sempre teso (più che altro i miei: io ero una bambina piccola, quando si manifestarono i primi disagi) a “nascondere la testa sotto la sabbia”, a cercare di non far risultare nulla all’esterno, nella speranza miope e ignorante della materia che si trattasse di un “periodo” che sarebbe passato (d’altronde il ragazzo è stato brillantissimo negli studi e una autentica cima – senza nessunissima difficoltà – in tutto quel che faceva fino a 17 anni circa. Poi la debacle totale a scuola, improvvisa. Presa lì per lì come un semplice problema adolescenziale. Gli incontri con psicologi e affini sono iniziati allora: un disastro, lo hanno secondo me rovinato).
    Ricordo ancora, per fare qualche semplice esempio di sforzi per non far trasparire nulla di ufficiale, la questione del militare: alla visita di leva, quando aveva circa 23 anni (era universitario), lo volevano riformare per depressione e conseguente incompatibilità con la vita di caserma, ma mio padre fece carte false per non sporcare il suo cv con una macchia simile e lo fece ammettere al servizio civile (all’epoca una rarità), servizio che frequentò con discontinuità (benché vicinissimo a casa) e non concluse (ricordo le SUPPLICHE dei miei per farlo andare gli ultimi 3 (TRE!!!) giorni, ma non ci fu verso: certificato medico (“influenza”) e via.
    Quando acquistò casa, decenni fa, mio padre contribuì con una somma simbolica, apposta per poter mettere nero su bianco nell’atto che lui era si, il proprietario, ma che per alienarla a qualsiasi titolo ci sarebbe voluto il consenso degli altri fratelli.
    Poi mio fratello ha insistito nel voler restituire quella somma ed avere la piena disponibilità dell’immobile e mio padre non ha saputo dirgli di no, non sapendo come motivargli il diniego.
    (risultato: viviamo oggi nella paura che intesti la casa al primo che passa, ipotesi niente affatto peregrina).
    Con il lavoro lo stesso: assunto regolarmente in una grossa multinazionale superando (“miracolosamente”…) un concorso all’epoca pubblico, evitandogli la classificazione fra le categorie protette.
    Per la patente, già 25 anni fa l’allora medico di base suggerì di segnalare l’uso dei farmaci, ma anche lì riuscimmo a fargliela lasciare “per non tarpare le ali al ragazzo”.
    All’epoca c’era ancora speranza (dettata più che altro dal folle amore per lui? Forse…) che le cose potessero non dico risolversi, ma almeno stabilizzarsi in uno status “vivibile”, e così facendo, non “istituzionalizzandolo” (è sempre andato per lo più da psichiatri privati e, di fatto, fino ad oggi, sulla carta, non risulta ufficialmente affetto da alcunché), abbiamo probabilmente fatto il suo ed il nostro male.
    Ma le cose poi sono cambiate, e allora non potevamo prevederlo.

    La condizione di mio fratello è oggettivamente peggiorata negli anni, inizialmente lentamente: già da circa un decennio però ad esempio non è più in grado di assumersi alcuna responsabilità, in nessun campo (la sola prospettiva di incombenze banalissime, sul lavoro, gli fa venire delle crisi che lo fanno star male per settimane, tanto per fare un esempio), ha smesso tutte le attività che lo distraevano e gli davano piacere, è sempre disperato, sempre rabbioso, sempre rancoroso, sempre in preda a ruminazioni, sente solo vuoto, vuole compagnia costante, senza aver nulla da dire, è terrorizzato dalla solitudine (leggi: facilissima preda di personaggi senza scrupoli)…

    Questo costantemente, senza tregua, da circa un decennio, appunto.

    E’ sempre stato fissato per il fatto di non avere un gran successo con le donne, ma questa fissazione si è trasformata in vera e propria ossessione, specie dopo la fine della sua unica storia importante, che era sfociata in una convivenza durata circa tre anni. Da allora (non da subito, per la verità: da circa sei mesi dopo la rottura), la situazione è precipitata in modo vertiginoso, tangibile, quotidiano.
    Siamo veramente su un irreversibile piano inclinato, esattamente da allora, da 6 mesi dopo la quella rottura, cioè dal novembre 2017.
    (per inciso: quando ho chiesto alla sua psic se non fosse il caso, oltre a spronarlo ad uscire – se non ce la fa, continue incitazioni simili servono solo a creare frustrazione, a mio parere – di capire COSA sia successo in quello specifico mese per determinare una simile catastrofe, non ho ricevuto risposta, pare non le interessi e non sia rilevante. Esattamente come si è mostrata indifferente e mi ha invitata ad informarmi altrove (???) quando le ho chiesto lumi su certificati per il lavoro, per la richiesta di un amministratore di sostegno ecc…)

    Fino a circa 10 anni fa aveva i suoi piccoli grandi interessi, viaggiava (l’aereo non lo prende più dai suoi 20 anni: viaggiava però molto in auto, anche all’estro), anche da solo, era attivo (discontinuamente) nel volontariato, si interessava (con enorme, fenomenale, brillantissimo esito) di lingue straniere…adesso è tutto finito, tutto.

    La diagnosi è Disturbo d’ansia Generalizzato e depressione maggiore, con ruminazioni e altro (ha cambiato talmente tanti specialisti, senza apparente motivo, se non trovare la “pillola magica” che lo faccia guarire senza il benché minimo sforzo da parte sua, che le diagnosi si accavallano e si confondono fra loro, esattamente come la terapia, che gli viene cambiata in continuazione, con effetti sulla sua lucidità a parer mio drammatici).
    La sua condizione attuale, iniziata appunto 2 anni fa, è di perdita ingravescente della razionalità: non segue più i consigli di nessuno, fa cose assurde che smentiscono ciò che asseriva con forza mezz’ora prima e di cui non sa dare spiegazione un secondo dopo averle fatte, ha bisogno di assistenza CONTINUA per fare qualsiasi cosa.
    Vive con i miei genitori 90enni e non è in grado di avviare una lavatrice; è preoccupato per come farà quando loro non ci saranno più, ma si rifiuta di imparare ad accendere un fornello.
    Le questioni pratiche (tasse, affitti, burocrazia) sono tutte in capo a me, con lui che delega ogni banalità, ma non se ne sta in disparte, da buon delegante: martella continuamente creandomi ostacolo ed ansia su pratiche di cui non sa – e non vuol sapere – nulla, mentre io, a scapito del mio tempo (lavoro full time, ho una famiglia, una bimba piccola da far crescere serena…), mi occupo dei suoi interessi.
    Ha iniziato vistosamente a trascurare l’igiene personale, ferma le ragazze per strada chiedendo loro il numero di telefono, foraggia da lustri agenzie matrimoniali palesemente truffaldine che dal giorno dopo la firma del contratto iniziano a riagganciargli il telefono in faccia e trattarlo male umiliandolo in modo vergognoso, fino alla scadenza e firma del successivo contratto, quando lo fanno firmare nuovamente, va in giro né più né meno che con l’aspetto di un barbone scappato dal manicomio, sguardo perso e croste in faccia (gli procuro visite dal dermatologo, creme antipsoriasi, shampoo appositi…nulla, son cose che non lo riguardano), rifiuta qualsiasi iniziativa conviviale, le uniche cose che lo interessano sono trovare una fidanzata, una qualsiasi (le amicizie non interessano) e la ricerca di uno psichiatra (nella nostra provincia li ha conosciuti credo tutti) che gli dia una cura miracolosa che agisca mentre lui sta al buio sul divano, e i suoi discorsi ruotano sempre e solo su questi 2 argomenti (oltre agli incarichi di lavoro: tipo l’angoscia di sapere già di dover fare una fotocopia fra due mesi….).
    Semplicemente risponde “fischi per fiaschi”, o non risponde proprio, quando si cerca di deviare la sua attenzione su altro.
    Fa psicoterapia il sabato mattina dichiaratamente perché “almeno sa cosa fare in quella ora” e perché “lei non mi scaccia, mi ascolta”: se provo a virare l’argomento sull’ascoltare e fattivamente mettere in pratica le dritte che gli dà la psicologa e sul perché lui sembri invece non seguirle affatto, cambia argomento.
    E’ recente – di questi giorni – la notizia che al lavoro, dopo il suo ennesimo diniego di eseguire un compito banale (guidare l’auto per due caselli autostradali per fare una consegna), gli è stato chiesto un certificato medico che attesti che non è in grado per motivi di salute, altrimenti partono le sanzioni disciplinari (mi meravigliavo che non fosse ancora successo).
    Il medico di base ha scritto due righe dicendo che “dichiara (lui, il paziente!!!!!! ndr) che non può guidare in autostrada”.
    Dubito che questo certificato basterà, ma il medico credo che tema di esporsi troppo, tanto da costringerlo a segnalare il fatto alla Motorizzazione per fargli togliere la patente.
    Ma d’altronde, dopo tutti i decenni in cui abbiamo agito così, parandogli tutti i colpi tentando di “far finta di nulla”, ritengo sia arrivato il momento di fare “outing” e di certificarlo in qualche modo, per il suo e per il nostro (specialmente mio) bene.

    Non ce la faccio più.

    D’altronde non lo “marchieremmo” come sarebbe successo quando era un ragazzo: ormai ha 55 anni e, se effettivamente è meglio che non guidi (lo fa rarissimamente, ormai) e se non è in grado di lavorare, inutile girarci intorno: va certificato; non gli tarpiamo certo le ali per chissà quale potenziale radioso futuro.

    Il suo egoismo, la sua ingratitudine nei confronti di una famiglia completamente abnegata ai suoi capricci è sintomo del suo malessere, lo so, ma ci sta davvero mettendo in ginocchio; ci ha già messo in ginocchio, spalle al muro.
    Non mi riconosco più: ero così allegra, positiva, felice di piccole cose (provavo gioia infinita nel prendere un caffè in solitaria la mattina presto, nel vedere una giornata di primavera..), adesso non dormo più, penso costantemente a questo problema, non ho più piacere nel fare nulla, sono assente e distratta, provo costante invidia/livore (sentimento che disconoscevo del tutto) per le famiglie che hanno “problemi” normali (la gomma bucata dell’auto è un problema? Decidere dove andare in vacanza è un problema? Un divorzio è un problema? Una malattia qualsiasi, purché fisica, è un problema?), che non conoscono il vero, unico inferno: il disagio mentale.…

    Io stessa mi meravigliavo di quanta “scorta” di positività avessi, per essere sempre gioiosa e spensierata, nonostante i bombardamenti di negatività cui mi sottopone da decenni mio fratello più e più e più volte al giorno (si tratta, ogni singolo giorno, di DECINE di mails, telefonate, richieste di attenzione, ripetizioni di cose dette e ridette, segnali di allarme, manifestazioni di ansia. Uno stillicidio che non tiene minimamente conto di dove io mi trovi, con chi, a far cosa…lui chiama, chiama in continuazione…e quando non lo fa per un’ora di fila, entro in ansia io e mi chiedo cosa stia combinando e perché non stia chiamando o scrivendo. Si tratta per lo più di monologhi: quel che io gli dico viene ignorato completamente, cambia discorso)
    Questa “scorta” di positività che avevo la percepisco terminata (complice il fatto che i miei si son messi da parte ed il loro carico adesso lo porto io), e non vivo più..se poi penso al futuro, mi verrebbe davvero da scappare lontano.

    Ho una bimba piccola, ha diritto ad una mamma serena…invece le propongo una mamma sempre in allarme, sempre tesa, che sparisce all’improvviso (non ho aiuti, nel crescerla, non so come gestire queste situazioni in contemporanea con gli impegni della piccola) per andare a tappare questo o quel buco di problema creato da mio fratello.
    Provo un tale amore misto ad una enorme rabbia nei suoi confronti, perché non accetta aiuti, perché non si impegna un minimo a venir dietro alle iniziative che gli propongo, perché non fa nulla di nulla per amarsi un pochino.
    Ormai è da tempo che non ho più sprazzi di speranza: prima ogni tanto intravedevo la luce in fondo al tunnel e mi illudevo per un po’, adesso non più, e lo dico con la morte nel cuore.
    Devo gettare la spugna davanti all’evidenza che è sotto i miei occhi, ma è davvero dura, davvero.

    Chiedo scusa per la prolissità, ma assicuro che sono andata davvero per sommi capi.
    Vengo alle mie domande:

    1) Oggettivamente lui non è più in grado di andare al lavoro: sta arrancando ogni giorno di più, e d’altronde non può semplicemente (si fa per dire: non so da che parte cominciare) essere messo a casa, dato che non è in grado di vivere da solo, né men che meno di avere giornate vuote: la noia, il vuoto sono i suoi peggiori nemici, forieri di disperazione (ma vera, di quella NERA) e di stupidaggini che fa a ripetizione, pur di riempire mezza giornata.

    Non è in età da prepensionamento (se certificato, ci arriverebbe fra circa 5 anni: troppi, non ce la fa). Andrebbe dichiarato quindi permanentemente inabile al lavoro, [u]ma come mi muovo, in questo senso? Che passi devo compiere? Percepirebbe una pensione di invalidità, in attesa di quella di vecchiaia?[/u]

    2) Per quel che riguarda cosa fargli fare una volta che non avesse più l’obbligo di alzarsi la mattina ed andare in ufficio, DEVO riempirgli il tempo e non so davvero cosa fare: non è ancora abbastanza anziano per stare in una casa di riposo, non è propriamente disabile (o si?) per avere accesso ad una rsa (ammesso di trovare posto, non so neppure l’iter), e poi lui ci andrebbe?

    Francamente non so quali strutture possano essere adatte ad un caso simile.

    Abitiamo vicini e vorrei saperlo accudito in una struttura che non sia un mero “parcheggio”, che riesca anche a stimolarne un pochino l’autonomia, e non in giro per il quartiere a farci vergognare, a cercarmi in continuazione, a piombare in posti dove c’è la mia incolpevole bimba che deve crescere serena; oltre a ciò, è secondo me oggettivo che non sia in grado di stare da solo: per dirne una, non si addormenta se la mamma non gli tiene la mano, non cambia le mutande se non gliele fa trovare la mamma sul letto pulite, non si lava quasi mai la faccia quando si alza dal letto (l’altro mio fratello, che fino ad ora ha tenuto – per sopravvivenza sua – le distanze, ma che ora sto coinvolgendo per non essere schiacciata da questa situazione, asserisce di sì, che potrebbe stare da solo, magari con una badante saltuaria che gli tenga casa pulita e non lo faccia vivere nell’immondizia, e magari appoggiato ad un centro diurno che lo tenga un po’ occupato, ma io, che conosco la questione ben più da vicino, non sono d’accordo).

    Quali tipi strutture posso contattare? Quali sono le condizioni per le quali deve starci anche contro il suo parere? Che certificazione viene chiesta, di solito?

    3) Quanto all’Amministratore Di Sostegno, procedura che si fa vieppiù urgente (di fatto, io sono già la sua ADS, solo che per fare le pratiche per suo conto racconto negli uffici che lui è all’estero e mi presento ogni volta con la delega. Ma la mia paura – concreta – che intesti casa o regali centinaia di migliaia di € al primo che annusi l’affare e che, molto semplicemente, gli prometta una fidanzata), avrei qualche domanda:
    [b]
    [u]l’invalidità riconosciuta è necessaria? Deve precedere la richiesta di ADS?
    Il consenso dell’interessato è indispensabile?
    E, soprattutto, la notifica ai parenti entro il IV grado è mandatoria, obbligatoria, o a discrezione del giudice tutelare? Trovo informazioni contrastanti, su questo punto. Nel mio caso si tratterebbe di cugini che stanno a centinaia (spesso migliaia) di km di distanza, che non vediamo da decenni….eviterei di notificare loro alcunché (ammesso che io riesca a reperire i loro indirizzi).[/u][/b]

    4) Questione mia personale: lo amo alla follia, darei il mio braccio destro per vederlo sorridere, anche solo ogni tanto, come una volta faceva invece spesso, piango ininterrottamente dall’inizio della scrittura di questa disamina, dal dolore che mi provoca la sofferenza ingiusta di questo “ragazzo” così buono e sfortunato, gli ho permesso di masticarmi l’esistenza fin da quando ero bambina (il primo atto che feci appena maggiorenne, da spensierata e imberbe ingenua ragazzina, fu andare a parlare con la sua psicologa di allora – che fece di me un sol boccone e mi sbeffeggiò, per inciso – tanto per dirne una…), ho preso da sempre umiliazioni dirette ed indirette a causa sua e non ho reagito per amor suo, l’ho difeso quando era francamente indifendibile e continuo a farlo ogni giorno, più volte al giorno, quando si mette a tu per tu con le persone con tesi assurde e pretende ragione, ho perduto la mia serenità (anche familiare: mio marito cerco di tenerlo fuori da questa faccenda, ed è quindi perplesso e non si spiega certi miei atteggiamenti), sono andata in psicoterapia anche io, qualche anno fa, ma (a parte che davvero adesso non ne ho più il tempo), mi serviva a poco, mi venivano dette banalità ovvie – tipo allontanarmi un pochino da lui – senza darmi gli strumenti per metterle in pratica, ma ora non ne posso davvero più: ho le palpitazioni continue, trascuro il mio aspetto (io, che ero così maniacale!) e sono invecchiata di botto, mi sveglio mille volte di notte con la tachicardia, non riesco più a concentrarmi su niente altro, il lavoro va a rotoli, nel modo più assoluto non voglio che mia figlia venga neppure lontanamente sfiorata da questa questione, e se continuo così mi domando che clima io le possa mai far respirare (per non parlare del tempo che le tolgo – non avendo per altro nessuno che mi rimpiazzi con lei – per, semplicemente, stare a far compagnia sterilmente a mio fratello…vedendolo comunque ugualmente disperato) per cui, chiedo:

    a parte propormi come ADS (impegno non da poco, suppongo), quali sono i miei doveri, per legge, nei suoi confronti?

    Adesso, ad esempio, quando parto per le vacanze (NONOSTANTE I MIEI SIANO ANCORA VIVI, non oso immaginare dopo…), lui mi fa sentire più o meno consciamente in colpa, avendolo abbandonato, mi chiama in continuazione, mi chiede di continuo quando rientro in città perché è solo (accusa i mesi estivi di questo stato di cose, come se durante le altre stagioni avesse le giornate piene…).
    Ma non voglio che questo continui. Essere a sua totale disposizione da sempre ha sortito gli effetti che descrivo sopra: è stato tutto inutile. Anzi, credo sia stato addirittura controproducente; in special modo per me, ma forse anche per lui, che se lo avessi accudito meno sarebbe probabilmente un briciolo più indipendente.
    Devo potermi assentare come e quando voglio, senza dover essere disturbata. Voglio poter andare anche in luoghi lontani e non raggiungibili telefonicamente. Voglio poter stare sul divano ad ascoltare musica un sabato pomeriggio piovoso, voglio poter dormire fino a tardi la domenica (adesso lui pretende che vada il sabato e la domenica a prenderlo per portarlo a prendere il caffè più o meno alla stessa ora in cui ci vediamo OGNI SINGOLO GIORNO lavorativo per lo stesso rito del caffè). BASTA avere i ritmi di vita gestiti in modo così marcatamente manipolatorio (non lo fa apposta, lo so, ma tant’è) da lui e solo da lui, 24h/24.

    Come faccio a stopparlo?

    Devo, devo assolutamente mettermi in salvo, perché mi sto seriamente ammalando anche io (se non lo sono già), e non posso permettermelo nel modo più assoluto.

    Grazie infinite per avermi letta fin qui.

    #1344
    Silvia De Sanctis
    Moderatore

    Cara Carlina,
    quanto dolore e quanta paura nella sua lunga lettera, mi spiace molto…
    Provo ad andare con ordine:
    – pensione di invalidità
    La legge n.222 del 1984 ha istituito il diritto alla pensione di invalidità. Questa forma assistenziale viene concessa quando le capacità del soggetto sono ridotte a meno di un terzo in modo permanente. L’invalidità civile, fisica o mentale, viene ricevuta parzialmente o totalmente ed è espressa in termini percentuali.
    L’assegno di invalidità ordinario non è da considerare come una pensione permanente; la sua erogazione, infatti, dura per un massimo di tre anni ed è rinnovabile su domanda dell’interessato. Dopo 3 rinnovi l’invalidità diventa definitiva. Una volta raggiunta l’età giusta, l’assegno di invalidità diventa pensione di vecchiaia.
    E’ importante sapere che per poter chiedere il contributo di invalidità, l’interessato deve aver versato almeno 5 anni di contributi Inps nel corso della propria vita lavorativa e gli ultimi tre anni di contributi devono essere stati versati al massimo cinque anni prima della data di richiesta di invalidità.
    La recente Cassazione del 2016 n. 5031 ha chiarito, inoltre, che “l’indennità di accompagnamento” viene riconosciuta anche ai malati psichici, ossia a coloro che presentino patologie di carattere neurologico e mentale tali che, pur essendo capaci di compiere gli atti della vita quotidiana, necessita comunque della presenza costante di un accompagnatore. Il beneficiario dell’indennità di accompagnamento ha diritto alla corresponsione mensile di una cifra intorno ai 500 euro.
    – eventuale ricovero in strutture
    Come ho detto più volte, il medico di base e lo psichiatra del CPS territorialmente competente si devono prendere cura del paziente, con visite e cure anche a domicilio. Non può mai pensare la famiglia di un malato psichico di farcela da sola, è impossibile! bisogna chiedere e pretendere aiuto! Qualora il cps non dovesse interessarsi al vostro caso cominciate a mandare raccomandate con minacce di esposti ed azioni legali contro la struttura e contro il medico stesso.
    Lo psichiatra del cps valuterà eventuali cure farmacologiche o eventuali ricoveri in tso.
    Per quanto riguarda l’allontanamento da casa e l’accoglimento in eventuali strutture di ricovero, potrebbe esporre denuncia alla procura della Repubblica spiegando e documentando tutta la situazione che verrà poi esaminata da un giudice che, se riterrà il malato pericoloso per sé o per gli altri, potrà disporre che venga mandato in una struttura;
    – Amministratore di sostegno:
    Nel caso in cui un proprio familiare si riveli, ad un certo punto della sua vita, non più autosufficiente, è necessario provvedere al reperimento di una persona che se ne prenda cura e lo sostituisca, anche parzialmente nella gestione dei suoi affari.
    Dal punto di vista legale ci sono una pluralità di mezzi con cui garantire ad un soggetto la rispettosa gestione dei suoi beni, tra cui l’Amministratore di sostegno, l’interdizione e l’inabilitazione, avendo riguardo al grado della non autosufficienza del soggetto.
    Tra questi sicuramente l’amministratore di sostegno è la soluzione più facile e rapida.
    L’amministratore di sostegno è stato proprio introdotto (L.6/2004) per garantire una sorta di protezione giuridica senza limitare in modo eccessivo o totale la propria capacità di agire a chi si trova in una situazione di difficoltà – anche provvisoria – tale per cui non è in grado di gestire al meglio i propri interessi economici e non.
    Lei stessa, come familiare del malato, potrà chiedere la nomina di tale amministratore per suo fratello (l’amministratore potrà essere lei stessa o altra persona).
    – doveri come sorella:
    per quanto riguarda eventuali “pretese” da parte di suo fratello, la legge stabilisce che , nel momento in cui una persona si trova in condizioni economiche precarie , può chiedere gli alimenti dai familiari più stretti che sono, nell’ordine: il coniuge, i figli, i nipoti, i genitori, i generi e le nuore, il suocero e suocera, i fratelli e sorelle.
    Chi chiede gli alimenti deve dimostrare di trovarsi in reale stato di bisogno fisico e/o economico e di non essere in grado di provvedere, in tutto o massima parte, al proprio sostentamento.
    Gli alimenti devono essere, inoltre, rapportati, per prima cosa, alle condizioni economiche di chi versa e, in secondo luogo, devono tener conto dei bisogni del richiedente.
    Auguri, per tutto…
    Silvia

    #1345
    Carla Palumbo
    Partecipante

    Grazie mille, Avvocato.
    Vorrei chiederle solo le seguenti ulteriori delucidazioni:

    1) se il malato non è (ancora?) conclamatamente pericoloso per sé o per altri, ma non può assolutamente vivere da solo, per questioni di igiene, gestione spicciola del suo quotidiano, ecc…quali strutture di ricovero permanente sono previste?
    Possibile che bisogna aver aggredito qualcuno fisicamente per poter avere (forse) accesso a qualche struttura?

    2) per quanto riguarda l’ADS: la notifica ai parenti entro il IV grado è a discrezione del giudice tutelare? Dalle mie ricerche non mi pare che sia un obbligo in tal senso, bensì un “suggerimento” dettato più che altro dall’analogia fra questo istituto e quello dell’interdizione. Come ripeto, avrei cugini che abitano a migliaia di km di distanza e che non hanno rapporti da decenni con l’interessato. In questi casi devo necessariamente reperire il loro indirizzo per la notifica?

    3) Per quanto riguarda i miei doveri: a parte il mantenimento, che non dovrebbe essere il mio caso (sempre che mio fratello fra 10 minuti da adesso non regali tutto quel che ha al primo che passa, rimanendo nullatenente), io sono tenuta ad una assistenza morale e pratica, ad intervenire se un domani venisse fermato per qualsiasi reato/intemperanza, se venissero disposti ricoveri di vario genere, se si cacciasse in pasticci di varia natura?
    Incorro in qualcosa (a parte nei miei lancinanti sensi di colpa che mi impedirebbero di fregarmene) se non mi alzo dal letto e continuo a dormire, qualora venissi nottetempo svegliata da Polizia/ospedali et similia per andarmi a prendere mio fratello?
    E, a parte il ruolo di sorella, nelle vesti di ADS, sarei obbligata ad intervenire e farmi carico della situazione risolvendo l’emergenza in qualche modo?

    Grazie ancora infinitamente.

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