VITTIME DELLA 180
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Madre con episodio psicotico

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  • #3617
    Riccardo
    Partecipante

     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>Buongiorno,</span></p>
     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>la mia compagna, madre di mia figlia di 4 anni, è stabilizzata da 6 mesi con lo Xeplion in seguito a due episodi psicotici.</span></p>
     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>Lei lamenta molta sonnolenza ma ragiona e si comporta da persona “normale”, e, in seguito alla perdita del lavoro, sta facendo la madre a tempo pieno sempre aiutata da sua madre, sua sorella, i miei genitori e da me che lavorando sui turni ho sempre mezza giornata libera.</span></p>
     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>La vita di nostra figlia sta trascorrendo normalmente , è serena, (frequenta l’asilo, ha molti amichetti, va al parco) ed è circondata da tutto l’amore del mondo. La madre stessa, nonostante i suoi problemi di salute, è scrupolosa ed è un ‘ottima madre.</span></p>
     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>La mia paura è che la mia compagna, seguita dall’ASL, un giorno o l’altro interrompa le cure e non voglia più proseguire con l’iniezione mensile poiché si lamenta sempre degli effetti collaterali e questo porterebbe inevitabilmente ad una ricaduta nel giro di pochi mesi. </span></p>
     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>Quando è colta da episodio psicotico assolutamente non è più lei, diventa malvagia con tutti, è convita che chi le sta attorno le voglia portare via la figlia, ha idee a dir poco bizzarre riguardo l’alimentazione della bambina….insomma una situazione impossibile da gestire con una bambina di quattro anni e che potrebbe avere epiloghi anche drammatici.</span></p>
     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>Attualmente la situazione è assolutamente gestita, ma se lei dovesse interrompere le cure e non presentarsi più alla ASL cosa devo fare per salvaguardare l’incolumità di mia figlia? Devo avvertire della situazione i servizi sociali magari insieme al medico che l’ha in cura? Procedere per vie legali e chiedere l’affidamento della bambina? Queste due strade cosa comportano?</span></p>
     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>Resto in attesa di consigli.</span></p>
     
    <p style=”margin: 0cm 0cm 8pt;”><span style=”color: #000000; font-family: Calibri;”>Grazie</span></p>
     

    #3623
    Riccardo
    Partecipante

    la mia compagna, madre di mia figlia di 4 anni, è stabilizzata da 6 mesi con lo Xeplion in seguito a due episodi psicotici.

    Lei lamenta molta sonnolenza ma ragiona e si comporta da persona “normale”, e, in seguito alla perdita del lavoro, sta facendo la madre a tempo pieno sempre aiutata da sua madre, sua sorella, i miei genitori e da me che lavorando sui turni ho sempre mezza giornata libera.

    La vita di nostra figlia sta trascorrendo normalmente , è serena, (frequenta l’asilo, ha molti amichetti, va al parco) ed è circondata da tutto l’amore del mondo. La madre stessa, nonostante i suoi problemi di salute, è scrupolosa ed è un ‘ottima madre.

    La mia paura è che la mia compagna, seguita dall’ASL, un giorno o l’altro interrompa le cure e non voglia più proseguire con l’iniezione mensile poiché si lamenta sempre degli effetti collaterali e questo porterebbe inevitabilmente ad una ricaduta nel giro di pochi mesi.

    Quando è colta da episodio psicotico assolutamente non è più lei, diventa malvagia con tutti, è convita che chi le sta attorno le voglia portare via la figlia, ha idee a dir poco bizzarre riguardo l’alimentazione della bambina….insomma una situazione impossibile da gestire con una bambina di quattro anni e che potrebbe avere epiloghi anche drammatici.

    Attualmente la situazione è assolutamente gestita, ma se lei dovesse interrompere le cure e non presentarsi più alla ASL cosa devo fare per salvaguardare l’incolumità di mia figlia? Devo avvertire della situazione i servizi sociali magari insieme al medico che l’ha in cura? Procedere per vie legali e chiedere l’affidamento della bambina? Queste due strade cosa comportano?

    Resto in attesa di consigli.

    Grazie

     

    #3627
    Silvia De Sanctis
    Moderatore

    Caro Riccardo,

    mi dispiace moltissimo per la difficile situazione, in un periodo della vita pieno di magia ma anche di fatica…per fortuna avete vicino le vostre famiglie per creare un cerchio di affetti intorno alla bimba…

    Passando ai pochi – purtroppo – suggerimenti possibili, inizierei subito col chiederti di pensare alla nomina di un Amministratore di Sostegno (magari tra i familiari, non un “tecnico” sconosciuto), figura che sicuramente potrà esserti utile in un futuro. Vediamo, in breve, di cosa si tratta:

    – l’art.1 della legge n.6 del 2004 prevede che “ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia…per effetto di una infermità o di una menomazione fisica o psichica…”;

    – ai sensi degli artt. 406 e 417 c.c., la “persona stabilmente convivente”, tra gli altri, può avviare la procedura  per la nomina – quindi tu, Riccardo;

    – il procedimento per la nomina si propone con ricorso da depositarsi presso il Tribunale del luogo di residenza del beneficiario, allegando tutta la documentazione utile. In successivo momento il giudice tutelare fisserà un'”audizione del beneficiario” e questo, per tutti voi, sarà il momento più difficile e delicato ma, a quanto mi hanno detto, il giudice è sempre delicato, veloce e attento;

    – il decreto di nomina conterrà, poi, l’elenco dettagliato di tutti gli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario e degli atti che il beneficiario potrà compiere solo con l’assistenza dell’amministratore. I compiti dell’amministratore di sostegno potranno riguardare sia l’ambito della cura della persona (eventuali scelte sanitarie, scelta del luogo dove vivere, avvio percorso di psicoterapia…) che la cura del patrimonio (amministrazione di beni, stipendi, pensioni…).

    Per quanto riguarda, invece, la tua richiesta in merito a contattare i servizi sociali e/o chiedere l’affidamento esclusivo  della bambina, attenderei… da quello che scrivi la situazione, al momento, sembrerebbe stabile… certo, la parola stabilità sicuramente mal si adatta a queste malattie, caratterizzate da estremi alti e bassi, da momenti di serenità alternati  ad altri di profondo malessere improvviso, ma eviterei ora di sottoporre la tua compagna, giovane mamma, ad un iter veramente invasivo che andrebbe a toccare tutti gli aspetti più delicati per una donna – mamma. Mettere anche solo in discussione la sua capacità genitoriale, sentire anche solo nominare la possibilità di perdere l’affidamento della bimba potrebbe innescare in lei processi devastanti di paura che andrebbero a distruggere la precaria serenità conquistata da tutti voi con tanta fatica.

    E’ chiaro che la prima persona da tutelare è la vostra bambina e che, in caso di certi segnali di squilibrio o di incapacità emotiva della mamma agirai di conseguenza; semplicemente, in questo delicatissimo ambito, attenderei.

    Da ultimo, ti suggerisco di stare sempre “col fiato sul collo” ai medici che la seguono; non devono, per nessun motivo, lasciarla andare, permetterle di sospendere la cura, la devono monitorare di continuo, stando attenti anche ai minimi segnali. Se tu dovessi notare un “abbandono” della tua compagna da parte della ASL non ti fare problemi a scrivere immediatamente alla struttura, a minacciare esposti…

    un abbraccio

     

    Silvia

     

    #3631
    Riccardo
    Partecipante

    Grazie per la risposta,

    parlerò con la mamma e la sorella (che già si era informata a riguardo presso un avvocato) della mia compagna della possibilità di affiancare un amministratore di sostegno ed eventualmente saranno loro ad essere i tutori.

    Anche l’amministratore di sostegno, così come la richiesta dell’affidamento della figlia, mi pare una scelta abbastanza estrema quindi è un passo che va fatto con i piedi di piombo, per tale motivo penso di farla solo se la mia compagna si rifiutasse di proseguire con le cure o se vi saranno altre ricadute nonostante le cure.

    Per ora, considerato che la situazione è stabile e serena (la mia compagna accompagna ogni giorno la figlia alla scuola materna, siamo appena tornati da una vacanza al mare …insomma una vita quasi normale), attendo gli eventi, affidandomi al fatto che, da alcuni studi e articoli che ho letto, nel momento in cui il paziente segue le cure con costanza potrebbe anche non avere mai più ricadute, ma questo sarà solo il tempo a dirlo.

    Riguardo l’amministratore di sostegno questo può anche disporre la cura presso una struttura convenzionata con l’asl senza il consenso del tutelato? se si come verrebbe fatto il ricovero (tipo TSO)?

    Sul fatto di stare con il fiato sul collo alla ASL lo faremo di sicuro considerato che il medico curante, in maniera scellerata, di fronte alle lamentele della mia compagna aveva già sospeso l’iniezione mensile e le visite senza dare una cura sostitutiva con conseguente ricaduta dopo otto mesi; alle mie perplessità mi aveva detto che c ‘erano il 70% delle probabilità che l’episodio non si riverificasse.

    Grazie per la disponibilità

     

     

    #3632
    ldalbuono
    Amministratore del forum

    Guardi che il ricovero in una struttura può essere fatto solo con il consenso dal malato. Il TSO può essere fatto solo nel reparto dell’Ospedale Generale. E lo stabilisce il CPS. Il vantaggio dell’amministratore di sostegno è che i medici sono obbligati ad informarlo delle cure e lui può protestare e chiedere l’appoggio del  Giudice Tutelare, che lo ha nominato

    #3633
    Riccardo
    Partecipante

    Grazie.

    quando mia cognata fece il quesito del ricovero ad un avvocato esperto in diritto di famiglia la risposta fu, testuali parole:

    “La nomina di un tutore presuppone che la Signora non sia capace di intendere e di volere. In tal caso il tutore, con l’autorizzazione del Giudice Tutelare, può adottare le decisioni ritenute più opportune a tutela dell’interdetto”

    Tale affermazione non contempla anche il ricovero in struttura?

    Grazie

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