VITTIME DELLA 180
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Malpractice?

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    Gaia Petri
    Partecipante

    Gentile Dottor Mauri,
    mio padre, oggi sessantasettenne, ha alle spalle una lunga storia di gravi disturbi psichiatrici. Nel corso di undici lunghi anni, è stato “curato” da quattro diversi psichiatri del DSM della nostra città, che hanno formulato in fretta e furia le diagnosi
    più diverse ( Depressione reattiva, Psicosi paranoide cronica, Psicosi N. A. S., Depressione involutiva, Depressione psicotica ) ed istituito, sempre e comunque,
    farmacoterapie comprendenti neurolettici antidepressivi triciclici, SSRI, o antipsicotici di seconda generazione a dosaggi e posologia assai alti, e spesso associando due o più farmaci di questa categoria. La condizione clinica non migliorava, ma comparivano numerosi e fastidiosissimi effetti collaterali ( scialorrea, vertigini, cadute, dispercezioni – vedeva le pareti della stanza avvicinarglisi fino a toccarlo -, EPS ).
    Il solo ad effettuare una visita accurata, con diagnosi di Disturbo Bipolare II – Fase Depressiva, disponendo per un ricovero immediato a Careggi, e prescrivendo una terapia adeguata, fu il Professor Pallanti nel 2003.
    Mio padre si rimise dalla depressione, ma, restando affetto da un delirio ipocondriaco che gli faceva credere di essere affetto da sifilide terziaria, cominciò a rifiutare i farmaci e qualsiasi contatto con gli psichiatri.
    Dopo cinque anni di refrattarietà a qualunque tipo di intervento, e a qualsivoglia mia suggestione – tentavo di convincerlo a riprendere le cure con ogni argomento che mi paresse buono – fui costretta a farlo visitare contro la sua volontà a causa di un improvviso e serio peggioramento del suo stato mentale.
    Fu sottoposto ad un Trattamento Sanitario Obbligatorio.
    Al momento delle dimissioni, il responsabile del SPDC mi disse che sospettava che mio padre avesse avuto un incidente cerebrovascolare, probabilmente una serie di TIA, e che esistesse la possibilità di un’evoluzione verso la demenza.
    Accompagnai mio padre al colloquio con la geriatra del centro U. V. A., e, successivamente, all’ ambulatorio dove vengono effettuati i test psicodiagnostici. Il MMSE risultò lievemente deficitario.
    Purtroppo, però, a causa di una profonda stanchezza che sfociò in una lunga depressione, non fui in grado di far si che mio padre si sottoponesse alla risonanza magnetica che
    gli era stata consigliata.
    Oggi, a tre anni di distanza, gli psichiatri continuano a sostenere che mio padre è demente, ma si rifiutano di farlo sottoporre ai necessari accertamenti strumentali, e continuano a prescrivergli farmaci che possono indurre stati confusionali ( es. mirapexin 0,7 mg. / 3 die ).
    Da qualche settimana ci siamo rivolti ad un rinomato psichiatra che opera in un dipartimento Universitario, ma le cose non sembrano andar meglio: anche questo specialista pare convinto che mio padre abbia subito un qualche danno cerebrale, ma rifiuta di approfondire la questione, sostenendo che per la demenza non esistono cure. Intanto, gli prescrive seroquel 200 mg 1 al mattino, 1 a pranzo e 2 la sera, Carbolithium 150 mg. / 2 die, Clozapina 25 mg. 1, senza nemmeno far fare le analisi del sangue necessarie quando si assumono questi farmaci.
    Quando gli antipsicotici vengono scalati, od interrotti, mio padre è agitatissimo, angosciato, di quando in quando grida, forse per scaricare la tensione interiore, presenta deliri congrui al tono depresso del suo umore, ed ha allucinazioni visive e uditive. Al tempo stesso, tuttavia, è presente e risponde in modo appropriato a ciò che gli viene detto.
    Invece, quando questi farmaci vengono nuovamente aumentati, è più tranquillo, ma molto confuso, dice e fa cose insensate.
    Ha difficoltà nel camminare, e, talora, sembra cadere. I medici dicono che finge, ma, più di una volta, mentre nessuno poteva vederlo, è caduto, e si è rialzato con grande difficoltà, e con un piccolo aiuto da parte mia.
    Da quando assume il litio, ha continue contrazioni muscolari, e, di quando in quando, si agita: muove le gambe come volesse battere i piedi con violenza, e le braccia con gesti ampi e nervosi.
    Gli sono state eliminate, forse troppo rapidamente, le farmacoterapie che seguiva da tempo per istituirne altre.
    Mio padre è caduto in uno stato di grave agitazione psicomotoria, accompagnata da insonnia. E’ confuso e dice cose sconnesse. Grida.
    Da circa venti giorni, ormai, rifiuta di alimentarsi e di bere, convinto che qualcuno lo voglia avvelenare. Pur avendo già avuto pensieri di carattere persecutorio che si concretizzavano in allucinazioni uditive ( voci che insultano ), mio padre non aveva mai
    presentato un simile delirio.
    Ha ritenzione urinaria e stipsi.
    Nonostante gli abbia più e più volte sottolineato, anche scrivendogli e- mail, le nuove manifestazioni psicopatologiche di mio padre, e le loro pericolosissime conseguenze comportamentali, il professore, che lo segue con appuntamenti a scadenza settimanale, non ha mai ritenuto di dover programmare un ricovero presso la psichiatria del Policlinico presso cui opera.
    Intanto, la terapia è stata modificata come segue: Carbolithium 150 mg. 1 al mattino, 1 a pranzo, 2 la sera ( quindi 150 mg. Di Litio in più dopo venti giorni di digiuno completo, che ha fattor aggiungere a mio padre uno stadio vicino all’ anuria ), Clozapina 25 mg. 1 al mattino, 1 a pranzo, 2 la sera ( posologia aumentata d’ un colpo di tre compresse da 25 mg. ), Seroquel 200 mg. 1 al mattino, 1 a pranzo, 2 la sera.
    Dal 2 al 6 giugno, mio padre è stato ricoverato in Medicina d’ Urgenza presso lo stesso Policlinico in cui lavora il Professore che lo ha in cura, a causa di una grave disidratazione.
    In seguito, è stato trasferito al reparto di psichiatria, dove sono state riprese le terapie con Clozapina, ( pian piano riportata alla posologia stabilita l’ ultima volta dal Professore ), e Rivotril ( il Litio è stato sopseso eprché al litiemia era troppo alta ).
    Non è un po’ strano somministrare farmaci che, associati, possono provocare un arresto cardio – circolatorio, ad una persona che già lo rischia perché debilitata da un prolungato digiuno?
    L’ alimentazione artificiale per mezzo di sondino naso – gastrico è iniziata soltanto il 13 giugno, quando mio padre, ormai, non mangiava e non beveva da poco più di un mese.
    Intanto, sono sorti problemi cardiaci, ( mi dicono non gravi ), e mio padre ha avuto un episodio di desaturazione.
    La sua salute psichica, rimane inalterata, anzi, lo stato confusionale peggiora di giorno in giorno.
    Ritengo che questo medico abbia causato un grave danno a mio padre, oltre a far piombare tutti noi familiari in uno stato di profonda angoscia.
    Ci sono gli estremi per una denuncia per malpractice?
    Attendendo Sua risposta, Le invio,
    Cordiali saluti,
    G. P.

    #432

    Mi rendo conto che la storia e’ lunga, complessa e ha causato molte sofferenze. Sgombrato il campo al fatto che un medico difende gli altri medici, in qs caso quale dei medici che lo ha avuto in cura potrebbe essere accusato di “malpractice”, l’ultimo, tutti i precedenti, “il professore”…. certo a mio umile parere alcune terapie non sono state propriamente adeguate, almeno non conoscendo il malato. Ad ogni buon conto e’ un caso veramente complesso, con delle componenti organiche franche, non facilmente gestibile, trovo veramente molto difficile trovare dei veri errori tecnici nella gestione del caso !! mi scuso se non sono stato “esauriente” !

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