VITTIME DELLA 180
Le testimonianze che mostrano come la 180 sia inefficienza, crudeltà, sfruttamento, superstizione

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  • Questo topic ha 6 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 11 anni, 5 mesi fa da Anonimo.
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  • #210
    stefania farroni
    Partecipante

    Gentile avvocato,

    mio figlio ha 21 anni e da 4 soffre di un disagio psichico. Sorvolo sull’assistenza ricevuta in tutto questo tempo dal DSM, anzi sulla non assistenza, ed arrivo al dunque. Dopo l’ennesimo ricovero il ragazzo è stato dimesso con la diagnosi di disturbo psicotico ed è stato inviato dal Dipartimento di Salute Mentale ad una struttura riabilitativa (così è scritto nel foglio di invio). Nella struttura in una prima fase è stato trattenuto per circa 20 giorni in un reparto simile ad un lager e poi per tre mesi insieme a degenti perlopiù anziani ed affetti da alzheimer. Successivamente è stato spostato in un altra struttura facente capo a quella principale consistente in un albergo dove le persone ricoverate venivano impiegate nella pulizia delle camere e nella cucina ma, di fatto, i clienti erano pochissimi e, di conseguenza, anche il tempo libero e la noia. Dopo un anno il ragazzo è stato dimesso senza che fosse stato concluso perchè mai iniziato il suo programma di cura. Non è peggiorato ed è riuscito a trovare un minimo di equilibrio soltanto grazie alla presenza di alcuni ragazzi dello staff (non medico perchè i medici non c’erano) che hanno cercato di aiutarlo in ogni modo. Dopo che è uscito ho scoperto che la struttura non è accreditata come struttura sanitaria psichiatrica ma come alloggio sociale per adulti in difficoltà e come centro di pronta accoglienza per adulti. Durante tutto il tempo il ragazzo ha assunto una terapia farmacologica con massicce dosi di psicofarmaci (terapia modificata anche durante la permanenza in comunità) e il DSM che lo aveva inviato non si è assolutamente preoccupato di controllare il decorso della sua patologia o se la degenza presso la struttura fosse positiva o meno. Il DSM si è deciso ad intervenire soltanto dopo essere stato tempestato dalla scrivente di richieste circa lo stato di salute del proprio figlio. Dopo ben tre mesi dalla richiesta sono riuscita ad ottenere una relazione medica e, a quel punto, hanno deciso che la permanenza in struttura non era proficua per il ragazzo e quindi le sue dimissioni (naturalmente non è stato inviato ad un altra struttura). Nel frattempo abbiamo perso un anno prezioso ma io non so darmi pace. Ah, dimenticavo il DSM pretende il pagamento di un contributo mesile per la permanza in struttura pari ad Euro 470 al mese (cioè pari all’indennità di accompagno, così hanno detto, ma mio figlio non percepisce neanche la pensione). Le sarei veramente grata per un parere al riguardo, se ha bisogno di maggiori informazioni sono pronta ad inviarle. Grazie e cordiali saluti. Stefania Farroni

    #213
    Anonimo
    Inattivo

    Cara Sig.ra Stefania, il caso di Suo figlio (e Suo) è esemplare di un sistema – quello di fatto instauratosi dopo la 180 – in cui la maggior parte degli operatori tira più a liberarsi, per un tempo più o meno lungo, del malato/disagiato che non a prenderlo veramente in carico. Ci sono alcune – poche – eccezioni, beninteso, ma l’andazzo è questo, e il Suo racconto mi provoca un misto di tristezza e rabbia. Ma lasciamo stare – qui – i sentimenti e veniamo al giuridico.
    Lei lamenta due cose che Le paiono – e mi pare ben a ragione – ingiuste.
    1- che “tira e molla” si sia fatto perdere a Lei e a Suo figlio un anno. Mi spieghi però: perdere rispetto a che cosa? Rispetto ad una cura efficace? Be’, bisognerebbe paragonare il risultato attuale a quello che si sarebbe potuto avere con cure migliori. Il discorso è complesso e andrebbe sviluppato meglio;
    2- Le chiedono dei soldi per la degenza. Dica loro di scriverLe motivando e citando le disposizioni di Legge su cui la richiesta si fonda. Se invece Le han già scritto, mi faccia vedere la lettera o che altro. Il SSN però è fondato sul principio della gratuità. Il cittadino ha diritto alla salute (art. 32 Costituzione) e le eccezioni alla gratuità, fuori dai casi di volontario ricorso alle strutture private, devono essere previste dalla Legge.
    Resto a Sua disposizione per esserLe – occorrendo – più esauriente. Intanto, comunque, delle loro richieste pecuniarie SE NE INFISCHI.
    SALUTI AVV. O, BONZIO

    #214
    stefania farroni
    Partecipante

    Gentile Avvocato,

    Ringrazio Lei e l’associazione per la pronta risposta e per la solidarietà. Finora sono pervenute soltanto delle fatture con la descrizione “Retta casa protetta”. Risponderò come Lei mi ha suggerito, poi vedremo.
    Riguardo al danno subito, nonostante il mio desiderio di chiedere un risarcimento sia forte, Le assicuro che sono perfettamente consapevole del fatto che provare il nesso ed il danno stesso sarebbe difficile se non impossibile e, fatto ben peggiore, mi costringerebbe ad un’ulteriore lotta estenuante e forse infinita che, al momento, non posso permettermi di affrontare visto che tutte le mie energie sono impegnate, giorno e notte, nella gestione di una realtà difficilissima che non prescinde dall’obbligo di dover comunque compiere tutte le altre attività che fanno parte della vita (lavoro, casa, altra figlia, ecc.). Ma una delle cose che mi fa ancora più arrabbiare è che so, con certezza, che quasi tutti i pazienti del DSM sono stati e vengono tuttora inviati in quella stessa identica struttura indipendentemente dalla patologia, come se fosse l’unica in Italia o, come dicono, l’unica convenzionata. E’ possibile questo visto che in Italia le strutture sanitarie psichiatriche sono migliaia, a quali norme occorre far riferimento per sapere come è disciplinata la materia? La ringrazio di nuovo e mi scuso per l’ulteriore disturbo. Cordiali saluti.

    #215
    ldalbuono
    Amministratore del forum

    Cara Signora,
    sono il Presidente dell’Associazione, Lucio Dal Buono. Mi scusi se intervengo, ma il Suo problema è comune a quasi tutte le famiglie che hanno uno psicotico. L’assistenza è frammentaria e inefficiente. Quando viene trovata una struttura, questa – oltre ad essere su base volontaria e quindi spesso non accettata dallo psicotico giovane – magari non è adatta. L’unica soluzione è una costante, assillante pressione sull’DSM (CPS o SPDC) di riferimento, che li costringa a darsi da fare, a curare il malato con assiduità, a trovare le comunità quando occorre. Tutte azioni che però spesso non sono nelle possibilità di una famiglia che già deve combattere con la malattia. Però noi possiamo e cerchiamo di darVi una mano. L’Ing. Faita è al riguardo, per esempio, un vero specialista: è riuscito a piegare alle sue esigenze i Dipartimenti di Salute Mentale da cui dipendeva, appellandosi -naturalmente nei dovuti modi – alla legislazione vigente. Ha fatto anche un “survival pack ” di sopravvivenza per le famiglie, che Vi mettiamo volentieri a disposizione. Ma Lei di dove è? Per la Lombardia abbiamo l’elenco di tutte le comunità psichiatriche, se è questo che le occorre. Ma forse è meglio studiare le azioni che permettano di rendere migliore il servizio offertoLe dal DSM. Cordiali Saluti.

    #218
    stefania farroni
    Partecipante

    Gentile Presidente,
    grazie davvero per la Sua pronta risposta. Noi risiediamo ad Ascoli Piceno, nelle Marche.
    E’ possibile contattarLa telefonicamente?
    Cordialmente, Stefania Farroni

    #219
    ldalbuono
    Amministratore del forum

    Cara Signora,
    nei “contatti” ci sono due numeri telefonici. Si rivolga quelli e mi troverà. Lucio Dal Buono

    #224
    Anonimo
    Inattivo

    Gentile Sig.ra Farroni, salva la Legge Quadro nazionale – che è quella a cui s’intitola il nostro sito – la norme sono su base regionale, per questo l’Ing. Dalbuono Le ha chiesto di dov’è Lei (o meglio Suo figlio).
    Capirà che ci è già difficile entrare nella giungla della legislazione lombarda, figuriamoci in quella delle Marche. Comunque il Suo quesito penso possa utilmente risolverlo digitando su Internet una ricerca tipo “strutture sanitarie psichiatriche regione Marche”.
    Dal Suo primo quesito avevo capito anche se non lo aveva espresso che in Lei si agitava un desiderio di risarcimento del danno; vedo anche però che Lei è per conto Suo già arrivata a conclusioni esatte (lasciar perdere, con la nostra Giustizia…).
    Circa le fatture che ha ricevuto, mi piacerebbe esaminarle ma non so se si possa fare in questa sede. Ad ogni modo ribadisco: non le paghi. E stiamo a vedere.
    Salutoni, a Sua disposizione.
    13.12.10 Osvaldo Bonzio

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