VITTIME DELLA 180
Le testimonianze che mostrano come la 180 sia inefficienza, crudeltà, sfruttamento, superstizione

Vittime della 180

Dimostrare che la legge 180 è dannosa e, spesso, omicida

I risultati della 180

I risultati obbiettivi più eclatanti sono ricavabili dalle statistiche dell’OMS  che  denunciano che dal 1980 in avanti vi è stata in Italia una anomalo aumento, fino a 7 volte , della morti causate da malattie mentali.  Questi dati possono essere criticati: non si muore direttamente per malattia mentale.   Si muore indirettamente per  suicidio, per incidenti o per patologie  causate dalla malattia.   Ed ogni paese segue , verosimilmente, criteri diversi per attribuire una morte alla malattia mentale.  Per questo noi abbiamo normalizzato i dati per un certo numero di paesi ponendo uguale ad 100 la situazione nel 1980 e supponendo che i criteri di classificazione non siano cambiati nei vari paesi.   Ecco il grafico risultante, che abbiamo ripetuto nel lavoro “La situazione della Psichiatria in Italia.”
Come si vede non si può negare che in Italia vi è stato,  dal 1980 in avanti, qualcosa di anomalo  che ha aumentato la mortalità fino a 7 volte.   Un  altro dato obbiettivo  è il confronto tra la situazione lombarda nel 1977, prima dell’introduzione della legge Basaglia, ed il 2005 (vedi “ La situazione psichiatrica in Italia .”) Nel 1977 gli SPDC, i reparti degli Ospedali generali, venivano usati unicamente  per interventi di urgenza provvisori e diagnostici: un individuo che veniva trovato delirante per strada veniva ricoverato in Ospedale dove si provvedeva ad una diagnosi.  Si trattava di un diabetico non curato o di uno psicotico delirante ?  Il primo veniva indirizzato al reparto apposito dell’Ospedale e l’altro all’Ospedale  psichiatrico, dove rimaneva una media di 79 giorni.  Il che tra l’altro smentisce la diceria basagliana che il ricovero nell’ OP durasse tutta una vita. Oggi la permanenza nei CRT , le comunità su base volontaria che hanno sostituito gli OP, dura molto di più: mediamente 175 giorni. Il che significa che il malato vi entra in una situazione molto peggiore e più cronicizzata.   Altro dato eclatante è quello dei cronicari, che oggi si chiamano Comunità protette. La permanenza nel 1977 era di 150 giorni. Oggi di 258.    Insomma da qualsiasi parte la si guardi, è chiaro che Vi è una maggiore permanenza del malato ed una sua molto maggiore cronicizzazione. A parte i dati obbiettivi  vi è comunque  un drastico peggioramento, anzi una  effettiva impossibilità,  di curare i malati più giovani ed agli esordi.   Ma lasciamo parlare il noto psichiatra Vittorino Andreoli: “Oggi  il riferimento fondante per la cura dei pazienti psichiatrici è la psichiatria scientifica, una scuola di cui Basaglia non fa parte. Non è più possibile pensare, come faceva l’autore della 180, alla patologia psichica come “sintomo di follia sociale”. Inoltre la psichiatria scientifica impone due principi fondamentali. Primo: alcune terapie richiedono un’assistenza di 1 – 4 mesi. Quindi servono luoghi di cura a medio  termine. I servizi esistenti infatti accolgono i malati solo per 13-14 giorni, un tempo assolutamente insufficiente anche solo per valutare gli effetti terapeutici delle cure. Secondo: la psichiatria non può basarsi sulla sociologia (che è stata la scienza fondante delle teorie di Basaglia), ma deve guardare alle neuroscienze, cioè a quella nuova disciplina che offre conoscenze sempre più ricche sul funzionamento del cervello.   E non c’è né tempo n’è spazio per riportare al presente persone storicamente importanti, ma che hanno esercitato la loro opera su premesse totalmente diverse. “ Ecco. Non è possibile curare, in regime coatto come quasi sempre è necessario per un giovane agli esordi della malattia,  in una struttura adatta ad una permanenza di 3-4 mesi, il giovane di cui sopra.  Questi non riceverà mai una cura  ottimale, permarrà  in famiglia in una situazione sempre più critica e sarà destinato ad attestarsi su un livello psichico molto peggiore di quello a cui avrebbe potuto arrivare.  Se non a dar vita a quei fatti di sangue (40-60 all’anno) dovuti a psicotici mal curati . Fatti di sangue incomprensibili: la crisi di violenza di uno psicotico è sempre avvertibile molto tempo prima e – oggi – i mezzi per contenerla richiedono unicamente un minimo di attenzione Vi sono poi altri danni gravissimi:
  • Il triste e molto frequente  fenomeno di depressi con sintomi deliranti curati come psicotici – per la solita volontà di dimetterli in fretta –  ed irrimediabilmente rovinati.
  • L’introduzione del concetto di riabilitazione anziché di cura. Concetto che parte dall’idea che non ci sia niente da curare, ma il disturbato va riabilitato dalla violenza della società
  •  L’uso smodato ed incontrollato degli psicofarmaci, causato  dalla mancanza del tempo necessario. Tempo per la diagnosi, tempo per la cura, tempo per l’osservazione dei risultati.   Gli psicofarmaci vengono usati spesso prevalentemente come sedativi.
  • La eliminazione di ogni esperienza e di ogni ricerca nel campo delle terapie d’urto, che hanno il grandissimo merito di dare risultati a volte stupefacenti senza gli effetti collaterali  che sempre gli psicofarmaci hanno.
  • La pretesa che il malato di mente sia colpito da chissà quale stigma da parte della società, da cui deve essere difeso, quando in una malattia non c’è mai nessuno stigma.
  • Il dramma vissuto dai fratelli minori e dai congiunti del malato costretti a vivere in uno stato per loro assolutamente dannoso.
  • La negazione della pericolosità del malato nei momenti di crisi. Comodo sistema per disinteressarsi di lui o per stigmatizzarlo come delinquente.
  • La pelosa difesa della  sua privacy, che  priva così i malati di ogni protezione nei riguardi della struttura. Ed  a volte sconfina nel plagio, quando si approfitta della debolezza dei malati per pubblicizzare la figura ed i metodi dei sanitari più ideologizzati. O nella truffa quando si sostiene di guarire dei malati, mentre si tratta invece della loro cronicizzazione e della stabilizzazione del loro degrado.
  • L’assurda situazione per cui l’unica struttura in cui i malati – per nostra esperienza diretta –mostravano consistenti miglioramenti,  erano gli OPG.   Adesso sono stati chiusi per le ambizioni politiche di  quel tal Marino
  • La presso che costante colpevolizzazione della famiglia da parte degli psicanalisti impiegati nei  DSM e convinti che la colpa della malattia sia sempre della mamma, se si tratta di figli,  o di abusi sessuali del padre nel caso delle figlie. Avete presente Bibbiano ?
  • L’affermarsi della “territorialità”, per cui il malato, contro la stessa Costituzione, non può scegliere  liberamente il medico ed il posto della cura.
  • Il trauma del TSO, fatto dalla forza pubblica con medici e infermieri che non conoscono il malato. Prima della 180 era fatto unicamente  dagli infermieri, noti al malato stesso,  della struttura in cui sarebbe stato ricoverato.
  • La mancanza di un Pronto Soccorso Psichiatrico. Un malato in crisi viene portato dai familiari (dopo innumerevoli litigi e discussioni)  ad un normale Pronto Soccorso dove viene etichettato come codice verde. Normalmente si allontana prima di essere visitato
Insomma, della esperienza  triestina è stato preso il peggio: la fraseologia e la assolutamente inadeguata prassi medica e non è stato preso quello sforzo di  integrazione lavorativa e sociale che ne era la parte migliore.    Come spesso accade la moneta cattiva (la psichiatria sociale) ha scacciato la buona (la psichiatria scientifica). E vi è stato, come in tutta la società , una drastica diminuzione della carica etica ed una burocratizzazione delle strutture.   Ci sono stati  tutti i danni che si hanno quando si vuole costringere la realtà nelle regole di una utopia.      La realtà è che ogni volta che l’uomo abbandona il pur faticoso cammino della scienza, finisce in un mare di guai.    Cito due esempi:
  • L’ulcera gastroduodenale.  Si riteneva causata dallo stress. Ha dato pane e companatico a diverse generazioni  di chirurghi, psicologi e psicanalisti.   Fino a che nel 1983 uno sconosciuto medico di Perth (Australia) – Barye Marshall – scopriva la vera causa dell’ulcera: un microbo, l’Helicobacter Pilori.
  • Le teorie socio-ambientali sul cancro del Dott.Hammer,  padre del ragazzo ucciso all’isola di Cavallo da Vittorio Emanuele di Savoia.  Sosteneva che  il cancro è una malattia socio-ambientale,  che va curata con terapie di gruppo e con il rafforzamento della psiche. Con il risultato che i suoi pazienti morivano tra dolori strazianti con tumori enormi come non se ne vedevano dal 1700.
Una ultima annotazione.   La schizofrenia è una malattia estremamente grave e che distrugge la vita e la personalità del malato. Abbiamo ancora pochi mezzi per combatterla: a parte i calmanti, esistono  solo una decina di  farmaci antipsicotici, che ostacolano quelli che sono le caratteristiche “positive”  della malattia e cioè il delirio e l’allucinazione.  Per i sintomi negativi abbiamo poco.  Però siamo in presenza di una malattia.  E nessuna malattia è bella o poetica.  Tutte le malattie gravi portano dolore e sofferenza.  A nessuno viene in mente di parlare in termini positivi di cancro o di diabete.    Suona quindi per noi una beffa quando qualche intellettuale parla della malattia in termini quasi elegiaci, magari citando il mai abbastanza vituperato “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam. Ho letto frasi del tipo” Dal punto di vista filosofico non c’è  differenza tra sano e folle”.   Sarà.  Ma dal punto di vista pratico c’è un abisso.  E noi preferiremmo che la malattia non ci fosse o che, almeno, fosse ben curata.