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Padre 70enne paziente psichiatrico che periodicamente interrompe le cure

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  • #1543
    Caterina
    Partecipante

    Mio padre ha 70 anni ed ha una patologia psichiatrica che non saprei ben specificare. Gli esordi risalgono ai primi anni 80, intorno al 1987 venne ricoverato una prima volta in una clinica psichiatrica e ne uscì con diagnosi di schizofrenia. Negli anni però questa diagnosi non è stata confermata, attualmente è stato definito dal suo psichiatra avente un disturbo borderline.
    L’episodio di esordio del 1987 fu serio e grave. Mio padre scappò di casa, venne recuperato dai vigili urbani e condotto in clinica per un Tso che poi venne mutato in ricovero volontario. Io avevo circa 6 anni.
    Dopo questo episodio iniziò a curarsi. Segui abbastanza le cure , periodicamente si sentiva bene ed interrompeva. Ma con il peggioramento dei sintomi riusciva comunque da solo o con il suo psichiatra a riprendere le cure e riprendersi quasi del tutto. Negli anni si sono susseguiti molti di questi momenti di crisi in cui smetteva di prendere i farmaci. Crisi però risolte a casa egregiamente.
    Quello che invece è successo recentemente è stato di nuovo grave.
    Ha cominciato a stare male di nuovo da circa un anno. Io sono sposata e non vivo più coi miei genitori. Mia madre a marzo ha iniziato a riferirmi dei suoi peggioramenti. Lei è inoltre il bersaglio delle sue crisi e in pratica la causa di tutti i suoi mali nella sua testa. Sono rimasti assieme in questi 40 anni per me e mia madre si è addossata il peso di questa croce, sopportando di tutto da parte di mio padre.
    Questa volta la situazione è stata grave perché mia madre non è più pienamente autosufficiente. Soffre di insufficienza renale cronica, diabete serio e ipertensione. Dopo il lockdown mio padre è partito per venti giorni lasciandola sola in casa. È stato molto rischioso, soprattutto perché non ha potuto fare mai una doccia in quanto il bagno era inagibile per lei con la vasca nella quale poteva scivolare e farsi male. Lui l’ha abbandonata per venti giorni. Durante i quali io ho capito che c’era qualcosa che non andava e mia mamma mi ha confermato.a fine maggio mio padre rientra a casa e sembra un po’ meglio .ma a giugno succede un fatto gravissimo. Mia madre ha un grave malore con perdita di coscienza e lui non chiama i soccorsi. La tiene in casa in stato di incoscienza e con febbre alta ,delirante e con le urine nel letto ,per 18 ore finché io da lontano col telefono non riesco a sbloccare la situazione e a chiamare un medico, che allerta subito il 118.
    Da questo episodio le cose sono precipitate fino a due giorni fa, dopo una furibonda lite durata un giorno interno con mia madre, durante la quale si capiva perfettamente che i vecchi demoni erano ricomparsi, anche peggio di prima , lui è partito con la macchina ,per raggiungere uno dei suoi “nemici” e discutere con lui di cose importanti. A quel punto io ho allertato le forze dell’ordine,lo abbiamo trovato e ricoverato con ricovero volontario nel reparto di psichiatria dell’ospedale.
    Il problema è che sostengono di poterlo dimettere a breve, cioè nemmeno dopo una settimana, e a me questi tempi così brevi mi sembravano quanto meno strani e inverosimili. Dopo il suo ricovero mia madre non vuole più stare con lui, quindi dovremo trovare una sistemazione per lui e dovremo trovare un modo affinché non interrompa mai più di curarsi.
    Allo stato attuale lui mi odia perché sono la causa del suo ricovero. Ma era un atto assolutamente necessario in quanto non ascoltava nessuno , non accettava nessun consiglio e non voleva prendere i farmaci che il suo psichiatra allertato da noi gli aveva suggerito.
    Alle sue dimissioni come dobbiamo comportarci? Come facciamo a fare un modo che non interrompa mai più di curarsi e vada da uno psichiatra regolarmente?

    #1544

    Salve ! E’ necessario che con la dimissione venga affidato al CPS di competenza (in genere si fa cosi’ dopo una dimissione da un SPDC … comunque ne deve parlare con i medici della situazione critica in casa !!) e quindi preso in carico dal CPS stesso in modo che se non assume la terapia venga fatto un nuovo ricovero, eventualmente anche per mezzo di un TSO.
    Il problema sta nell’eta’: a 70 anni e’ anziano ed in teoria per eventuali invii in comunita’ o altro, almeno in Lombardia il problema potrebbe essere palleggiato tra CPS e servizi del Comune.

    #1545
    Caterina
    Partecipante

    Non so cosa farà il primario alle dimissioni, noi siamo in Calabria. Già facendo una ricerca ho capito che da noi i cps sono i centri di salute mentale, i CSM. non so se sono la stessa cosa.
    Non so se mio padre collaborerà a farsi seguire da un csm, penso che accetterà di più di andare da uno psichiatra privato, oppure continuare ad andare dal primario del reparto dove si trova ora, dato che Ho capito si è instaurato un rapporto di fiducia.
    Non credo che permetterò che ritorni a vivere con mia mamma, perciò credo che andrà in una casa in affitto (che lui stesso prima dei ricovero aveva già trovato ma non aveva ancora avuto il coraggio di trasferirsi) e quindi il problema della situazione in casa per un eventuale pericolo per mia madre nn c’è (a mia mamma baderemo con una persona di fiducia). Il problema è quindi assicurarci che lui non smetta le medicine. Mio padre quando è lucido è una persona buona e comprensiva. Quindi se riesce a riprendersi e a frequentare almeno uno psichiatra privato, potrei tentare di stare un po’ più tranquilla. Lei pensa che la figura del solo psichiatra privato da vedere periodicamente possa essere sufficiente?

    #1546

    Si i Centri Psico Sociali (CPS) della Lombardia corrispondono ai Centri di Salute Mentale (CSM)… in altre regioni CIM, Centri di Igiene Mentale …
    Be’ se e’ disposto a farsi seguire in privato, da un medico di fiducia va benissimo .. in piu’ se e’ il primario potra’ sempre ricoverarlo con piu’ facilita’ se fosse necessario …. sempre che si mantenga la fiducia !!
    Comunque mi sembra sicuramente prudente separli .. intendo moglie e marito !

    #1547
    Caterina
    Partecipante

    Grazie mille dottore

    #1551
    Caterina
    Partecipante

    Buongiorno, dottore
    Mio padre è stato dimesso dopo 7 giorni di ricovero. Si è recato nella nostra città di origine,dove lui ha la residenza, e attualmente abita da solo nella nostra casa, quella dove sono cresciuta io. Diciamo la casa di famiglia. Mia madre invece abita nel paese di mia residenza in una casa vicino alla mia.
    Non lo possiamo controllare. Non sappiamo cosa fa e se si cura. Nelle telefonate e nei messaggi che ci siamo scambiati sembrava tutto a posto. Ultimamente l’ho sentito calmo. Però questa mattina è successa una cosa: mia madre ha ricevuto una lettera da parte sua in cui si evince molto molto molto chiaramente che siamo punto e da capo. Ideazione, vaneggiamenti.. rabbia.. rancore.. rimuginamento.. questi sono i protagonisti della lettera che lui stesso ha definito “romanzo” con protagonisti lui e mia madre.
    Ora siamo molto preoccupati e non sappiamo cosa fare, come agire per farlo curare , tenere sotto controllo anche. Non sappiamo cosa fare più.
    Grazie

    #1552

    Salve ! L’unica cosa che potete fare e’ riferire tutto al medico del CSM cui e’ stato affidato (anche se non ci e’ andato, in genere, alle dimissioni, viene indicato il medico del CSM cui il pz viene affidato) e sollecitare un suo intervento !!… e dovete controllare che intervenga !!

    #1553
    Caterina
    Partecipante

    Grazie per la gentile risposta. Vorrei sapere se questa procedura di indicare un medico di riferimento del CSM alle dimissioni è obbligatoria, se è una procedura standard in tutta Italia o può variare da regione a regione e, altra domanda, cosa accade se il paziente viene ricoverato e quindi dimesso da un ospedale in un comune e provincia diversi da quello di residenza. Mi spiego meglio: la segnalazione del medico del CSM viene fatta anche in questo caso? Grazie

    #1554

    Devo dire che dipende “tutto” dai medici che lavorano in reparto (in qs caso) … non c’e’ nulla di strettamente obbligatorio. Da noi si fa … ma so che non e’ la regola in assoluto!!
    Per il resto se i medici sono attenti vale anche per residenze che non appartengono al reparto in cui uno viene ricoverato .. ma effettivamente in qs caso la comunicazione tra servizi e’ più’ difficile… come consiglio, senza esagerare (sono anch’io un medico dei servizi …!!) si dovrebbe insistere per “creare” la comunicazione tra servizi diversi !!

    #1555
    Caterina
    Partecipante

    Intende tra reparto di psichiatria in cui è avvenuto il ricovero (quindi il primario) e CSM di residenza?

    #1557
    Caterina
    Partecipante

    Dottore, approfitto per un’altra domanda. Mi sono informata sul sito della asp di competenza su chi sono i medici psichiatri che lavorano al csm del comune di residenza di mio padre. Sono 5 dottoresse con le quali mio padre in questi 40 anni ha avuto contatti non molto fruttuosi. Nel senso che oltre a qualche visita domiciliare in sua assenza (tra l’altro) dove sono stati solo controllati i farmaci che prendeva all’epoca, visita eseguita su segnalazione di mia madre disperata , non è stato fatto nulla. Io dubito fortemente che questa volta venga fatta qualcosa. Noi ci stiamo provando lo stesso, anche se siamo in periodo estivo post ferragosto e ci hanno già detto ieri per telefono che in questi giorni visite domiciliari non ne fanno. Quindi credo proprio che la richiesta di intervento da parte del CSM si potrebbe rivelare un buco nell’acqua.
    In questo malaugurato caso, cosa si può fare? A chi rivolgerci? Di nuovo prefettura polizia carabinieri e ricovero?

    #1558

    …i medici del reparto di psichiatria, non necessariamente il Primario, almeno se si ha una risposta. Eventualmente ci si rivolgera’ al Primario se si evidenzia un servizio mancato !!
    Be’ …strano che tutti i medici del CSM non “funzionino”. Alternative non ce ne sono molte..o si chiede un altro TSO con proposta di un qualsiasi medico, anche quello della mutua o un privato.

    #1560
    Caterina
    Partecipante

    Abbiamo contattato il primario del reparto che l’ha tenuto in ricovero, il quale c’ha risposto che non spetta a lui avvisare il CSM. Spetta esclusivamente a noi. Abbiamo chiamato il CSM che ha detto di non poter intervenire perché prima di farlo devono avere la lista dei farmaci che prende. Inoltre hanno spiegato che la procedura è la chiamata al 118, intervento del 118, se non acconsente al ricovero, chiamata ai carabinieri e a quel punto loro possono intervenire. Mi dica dove sta l’inghippo. Se c’è

    #1561
    Caterina
    Partecipante

    Buonasera, siamo riusciti a capire cosa ha fatto il primario all’atto delle dimissioni. Ha scritto sul foglio di dimissioni che mio padre è invitato a recarsi presso il centro di salute mentale del luogo di residenza per intraprendere iter terapeutico di supporto. Il primario non ha altri doveri oltre a questa raccomandazione rivolta al paziente stesso, che per ovvi motivi non ha seguito e né seguirà mai questi consigli.
    Se non è mio padre che di sua spontanea volontà si reca al csm, loro non possono avviare una presa un carico del paziente, a meno che non sia richiesto un intervento d’urgenza da parte delle forze dell’ordine.

    #1563

    Salve ! E’ un po’ strano !! … In Lombardia non funziona cosi’ …esiste il principio di “continuita’ delle cure” (ma mi risulta che esista su tutto il territorio !!).
    Il primario dell’SPDC (il reparto) e’ anche primario dei centri territoriali (CPS o CPM). Certo non lo fa il primario ma sono i medici del reparto che inviano il pz al CPS… poi se non ci va e’ un’altro problema. Sono i medici del reparto che inviano la lettera di dimissione al CPS, comprese le terapie, naturalmente. Se e’ una terapia Depot, per altro, siamo tenuti a farla e se il pz non viene andiamo noi a casa sua !!
    Non capisco… il problema e’ sanitario, in primis sono i medici (un medico) che intervengono … una eventuale proposta di TSO e’ un medico che deve farla !! Da noi se i carabinieri o le forze dell’ordine vengono chiamate per un problema psichico, escono ma non fanno nulla, (… cercano di capire e tranquillizzare tutti) non possono portare un pz in Pronto Soccorso a meno che non siano presenti al momento in cui si sta svolgendo l’atto di violenza !

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